Ci vuole una bella voglia

Riaprire un blog e scrivere romanzi, in questo periodo potrebbe sembrare una scelta suicida.
Il Post pubblicava ieri un pezzo sugli articoli della legge sulle intercettazioni che riguardano la stampa non periodica.
Il problema accomuna, appunto, blog e libri. L'obbligo di rettifica e i termini singolari in cui andrebbe esercitato.
Di certo sarebbe divertente vederne l'applicazione in alcuni servizi dei telegiornali.

La parte più gossipara dei notiziari mediaset, per esempio. Comunichiamo, in osservanza della legge, che Tizia non ha lasciato Caio. In realtà sono alle Barbados e se la spassano insieme alla figlia della baronessa Sempronia e ai suoi quattordici levrieri.
O la meraviglia da scuola di giornalismo con cui il TG1 ha parlato dell'assoluzione di David Mills.
No, quest'ultima non la toccherebbero.
La legge non prevede la rettifica di notizie false.

E mentre nell'ameno paesello si discute di cosa pubblicare sui giornali e di quanto il lavoro dei giornalisti possa disturbare il manovratore, Wikileaks mette online i documenti riservati della guerra in Afghanistan. Un po' fa pensare e non solo per il contenuto.
Più o meno negli stessi giorni il Corsera tenta un'operazione di memoria e si chiede dove sia finito il disegno di legge anticorruzione. Forse fino a ieri pubblicavano in un'altra nazione.

Qui da noi i PM chiedono due anni e seimila euro di multa per il ministro per un giorno solo Aldo Brancher.
Verdini dice che Fini non lo ha tutelato, che non capisce perché dovrebbe dimettersi, che non appartiene alla società segreta denominata P2 (non è un refuso, dice proprio così), che Marcello Dell'Utri è una persona per bene, che la cosa che più gli importava di Flavio Carboni è che è stato assolto per la morte di Roberto Calvi.  Poi finisce in rissa e Verdini chiude la conferenza stampa dicendo che non ne ha più voglia.

Ecco, anche noi.
Di tutto questo circo.

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