Un’estate fa

Non si riesce a stare dietro alla realtà. Almeno non ci riesco io.
Basta un'estate che da queste parti potrebbe essere finita con una grandinata epocale, ieri pomeriggio.
Mi rendo conto che finisco per essere sempre più nervoso e arrabbiato. Non mi piace. Nemmeno un po'.
Sarà l'aria da fine (?) impero, l'esaurimento della tolleranza nei confronti delle stronzate, un libro da finire a breve, il desiderio di sentire (almeno un po') circolare qualcosa che abbia un minimo di attinenza con il buon senso o la maledetta facoltà di Ingegneria che ti caccia in testa a tutti i costi la necessità di vedere il senso pratico delle cose.

Sento il mini-stro Brunetta dare degli squadristi a quelli del PD perché i grillini un giorno e i centri sociali l'altro hanno fatto quello che hanno fatto. Singolare punto di vista. Potrei dire che siamo a un livello molto basso, se non si rischiasse una facile ironia. Dubito che i grillini o i centri sociali abbiano grande simpatia per il partito democratico.
Sento Gianfranco Fini a Mirabello e mi chiedo se fino a ieri abbia vissuto sulla luna. Felice di quello che ha detto, per carità. Meglio tardi che mai. Ma non era già così dal '94? O bisogna sentire la legnata sulla pelle per accorgersi che il tuo vicino usa il bastone? E parlare di legalità e di scudo per SB, non sono due idee in contraddizione?
Non è la stessa cosa del Giornale che fa le pulci (giusto) alla casa di Montecarlo e non apre bocca su nulla che tocchi colui che paga gli stipendi?
Sento pentimenti postumi sulla via di Segrate. E, da uno che a Segrate pubblica, mi chiedo se continuiamo a vivere sulla Luna. E sarebbe un discorso lungo, da applicare anche al cinema e da fare con meno ipocrisia.

Poi leggo cose bellissime e mi faccio domande. Per esempio.
Beppe Grillo dice "tre mesi prima di entrare in vigore le leggi dovrebbero essere pubblicate su Internet e sottoposte ai cittadini. Poi vogliamo referendum propositivi anche senza quorum."
Mi stanno bene i referendum propositivi, ma la faccenda delle leggi? Ci ragionavo leggendo l'intervista.
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che esista una cosa che si chiama vacatio legis, in pratica il periodo che passa fra l'approvazione della legge in parlamento e il suo divenire esecutiva, con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Di solito sono due settimane. Quindi, per seguire il ragionamento, bisognerebbe approvare una legge oggi e decidere che va in vigore fra 180 giorni. Ammesso e non concesso che si possa fare (e il sottoscritto crede che si debba semplificare il casino e non aggiungerne altro) mi chiedo come mettere in pratica la proposta "rivoluzionaria".
E rabbrividisco. Chiunque di voi abbia frequentato un blog o un forum, anche il più piccolo, sa le liti che si scatenano, a volte per il semplice gusto di litigare. La settimana scorsa un quotidiano online chiedeva ai suoi lettori chi proporre come candidato sindaco di Milano. Fra le amene risposte ho trovato Adriano Celentano. Più volte e da più utenti.
Immaginate se si pubblicasse sul sito del parlamento (non saprei dove altro farlo) il testo di una legge e poi si chiedesse alla gente cosa ne pensa. Ammesso che si abbia la competenza per dire qualcosa.
Tendo a credere nella specializzazione, pensate un po'.
E ammesso che si accettino le idee, poi chi le filtra, chi le mette insieme, chi decide?
Una soluzione potrebbe essere il metodo Facebook. Mi piace oppure no. Un sondaggio online, con tutta l'attendibilità del caso, fra registrazioni, password, cazzi e mazzi. E con la possibilità che in aula si decida una cosa e la gente – per qualsiasi motivo – dica di no.
La democrazia è rappresentativa. E' il suo bello e il suo brutto, bellezza.
In più, non sarà discriminante nei confronti di chi internet non la vuole usare, non sa cosa sia, non è capace o, anche volesse, non può perché la connessione non arriva?

Vado avanti a leggere. "Se un’impresa va in malora deve fallire. Basta finanziamenti pubblici, cioè nostri. I soldi vanno dati agli operai e alle forze fresche."
Rigoroso. Ed è vero che con il sostegno pubblico si sono anche creati mostri. Ma che quei finanziamenti siano serviti anche per fare in modo che gli operai e gli impiegati delle imprese in crisi potessero mantenere il posto di lavoro non è venuto in mente? E se non c'è l'impresa (che chiude) dove sono gli operai?

Ancora. "Un tetto massimo e minimo per i salari di manager e operai."
In economia funziona una cosa che si chiama legge di mercato.
Ancora un esempio pratico. Ho un'azienda. Sono il padrone, il proprietario, l'azionista di maggioranza. Guadagno 100. Di stipendi (fra manager e operai) posso spendere al massimo 40, tasse comprese. Sono cifre a caso, lo so, ma i numeri danno un'idea. Quello che mi resta in tasca è 60. Perfetto. Domani trovo un manager che con una gestione diversa, con l'invenzione di un prodotto, con la sua genialità, mi fa guadagnare non più 100, ma 150. Ma io ho un tetto e siccome non ho bisogno di assumere, i miei costi restano sempre 40. Quello che mi rimane, però, è diventato 110.
Bisogna che ci si metta in testa una cosa, se non vogliamo fare del qualunquismo. Se Michael Schumacher prendeva qualche decina di miliardi dalla Ferrari, era perchè la Ferrari stessa, grazie a lui, ne incassava un bel po' di più. Lo stesso vale per Kakà, lo stesso per Marchionne.
E ancora, come possiamo pensare che il pubblico possa aspirare ad assumere un super manager, un Marchionne, per intenderci, quando non lo può pagare a prezzo di mercato?
Diverso sarebbe vincolare lo stipendio del manager pubblico al risultato ottenuto.

Del vincolo dei due mandati dico solo una cosa. La politica è un lavoro. Un lavoro tecnico come molti altri. Troppo retribuito, questo sì. Ma un lavoro. Se qualcuno lo sa fare bene, nell'interesse di tutti, è giusto che io possa rieleggerlo sempre, finché non penso che non abbia più le capacità. Si chiama diritto di voto. E' lo stesso, per citare un esempio che si fa sempre, che ha mandato Clemente Mastella in parlamento per molte legislature. La memoria è una brutta bestia, ma vale la pena ricordare che solo gli ultimi due parlamenti sono senza preferenze.
Chi c'era prima, ce lo siamo votato. E un po' ci siamo votati anche questi.
Prendersela con noi stessi?

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una risposta

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  • PAOLA
    10-09-2010 - 21:58:38 Rispondi

    Abbiamo impiegato qualche mesetto a partorirlo questo post, ma valeva la pena di aspettarlo... :-)

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