Il sol dell’avvenire

C'era una volta un figura geometrica. Avevo un compagno di scuola che la disegnava dappertutto. Basta un compasso e un po' di mano. O uno di quegli strumenti tutti curve che non so bene come si chiamano.
La figura suddetta è vecchia di secoli e ai suoi tempi la chiamavano rosa carolingia o rosa celtica o in un sacco di altri nomi. Poi, negli anni novanta, le sono successe tre cose strabilianti.
L'hanno colorata di verde, è diventata il simbolo della Lega e qualcuno  – pare vicino a Gianfranco Miglio – ha cominciato a chiamarla sole delle alpi.
Il sole che una volta era un fiore ha fatto tutto il suo corso naturale da simbolo politico, finché un giorno qualcuno ci ha tappezzato la nuova scuola di Adro, intitolata (arieccolo) a Gianfranco Miglio.
L'insano gesto ha messo in moto una catena di situazioni che sarebbero comiche, se il sadomasochismo facesse ridere.

Come prima mossa l'astuto sindaco, autore del misfatto, ha tentato di dire che il sole che una volta era un fiore, non è un simbolo politico. "Fa parte della storia e della cultura del paese". Intendendo proprio Adro, non l'Italia. A questo punto mi è venuto il dubbio. E più che altro per concedere un alibi alla stronzata, ho chiesto aiuto a Google. E' un'esperienza che vi consiglio di cuore.
Ho cercato il sole delle alpi nella sezione immagini e a parte quando fa direttamente riferimento alla Lega, non se ne trova uno verde.
Negli stessi istanti il ministro Gelmini dichiara che bisognerebbe indignarsi allo stesso modo quando a entrare nella scuola sono simboli di sinistra. Ora, posso capire che Leno e Adro siano nella stessa provincia, ma occorre rassicurare il ministro che anche nella Bologna più rossa degli anni settanta non ho mai visto la falce e martello stampata sui muri, i banchi, le vetrate, i prati,i cortili, i cartelli che vietano di calpestare l'erba, i tetti e magari sulle lavagne delle scuole.
A Adro pare che il sole che una volta era una rosa sia stato stampato per 700 volte.
Sarebbe da ridere, se non si arrivasse a pensare cosa succederà quando quella scuola, tappezzata del simbolo padano, diventerà seggio elettorale.
O se non si trattasse delle dichiarazioni di un ministro.

Certo, anche quello un ruolo svalutato.
Qualche settimana fa un altro ministro di quelle parti, l'Umberto Bossi, dichiarava alle telecamere che per ottenere le elezioni bastava portare a Roma dieci milioni di scalmanati. Sembra la copia di un'altra dichiarazionedell'inizio di agosto. "Se non c'è democrazia la portiamo noi", dice. «La Lega ha a disposizione qualcosa come venti milioni di uomini."
Mi viene da pensare che i problemi con la matematica della Trota siano ereditari, ma a parte questo mi chiedo una cosa.
Di fronte a parole del genere pronunciate da un ministro, uno che quando non si spazza con la bandiera o non smolla pernacchie è abbastanza trasgressivo da giurare sulla Costituzione, non sarebbe lecito aspettarsi una dichiarazione del collega degli Interni che gli spiega come funziona? O non sarà mica che siccome è anche lui leghista...

In mezzo a tutte queste amene vicende c'è spazio ancora per scavare sul fondo. Ritorniamo dal sindaco, quello della scuola. Che in uno slancio di velinismo dichiara al corriere della sera che in quella scuola che ha appena inaugurato suo figlio non glielo manderà. Per lui è già pronta l'iscrizione a una scuola privata, la stessa che ha frequentato lui. Una scelta che non deriva da un confronto fra la scuola pubblica e privata del suo comune (dove la Lega prende quasi il 44% e il PDL un bel 27%), ma da una considerazione più generale e ancora più indecente del fatto che un amministratore pubblico inaugura una scuola, la timbra con il simbolo del suo partito e poi si crede così furbo da prendere per il culo l'universo mondo.
Dice, il sindaco, che in Italia la scuola pubblica è peggiore della privata. E che quindi non manderà la prole nella sua scuola, ma pagherà la retta. Mi costerà un sacrificio, spiega.

Da ultimo, che ognuno ha il suo posto nel mondo, il ministro della cultura Bondi decide che è ora di decidere.
Tarantino è un regista "espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica". E il direttore della mostra del cinema, Muller, "Innamorato dei propri schemi fino al punto di non privilegiare i talenti e le novità che sono sotto gli occhi di tutti". Non fa nomi, il ministro. E mi sarebbe piaciuto sentirli.
Deve aver sentito Berlusconi rispondere alla domanda della Meloni. Chi è ladro lo decide il partito, non la magistratura.

Non vorremmo mica lasciare i premi dei festival del Cinema alla libera decisione di una giuria?

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2 risposte

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  • STEFANO BRUSA
    17-09-2010 - 08:40:55 Rispondi

    Patrick for President!
    fa quasi impressione leggere senza filtro.

  • LA LEGA E LA VERGOGNA: DA ADRO ALLA REGIONE LOMBARDIA | PATRICK FOGLI
    26-01-2012 - 15:30:55 Rispondi

    [...] il sole delle Alpi, ci si imbatte di nuovo in un altro buontempone, il sindaco di Adro. Ricordate quello che aveva tappezzato la scuola con il sole delle Alpi? Lui. La faccenda della scuola era il secondo episodio di questo paladino dell’istruzione. [...]

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