Parole, opere e omissioni

Le parole sono importanti, diceva il protagonista di Palombella Rossa.
Forse sarà perché con le parole ci lavoro e ci vivo o perché mi piacerebbe che chi apre bocca in pubblico conoscesse il significato di quelle che pronuncia, che da un po’ di tempo ascolto e finisco per arrabbiarmi.

Sabato la manifestazione della FIOM.
Dice Casini che rispetta la manifestazione – e vorrei vedere – ma che quella gente non rappresenta l’idea di alternativa che ha in mente lui.
Non mi sembra una gran novità, che la politica che rappresenta non sia sulla stessa linea della CGIL o della sinistra.
Chissà se il PD se n’è accorto, di quella differenza.
Ah, già, il PD non c’era. Che sembra brutto partecipare a una manifestazione in cui puoi trovare una parte (larga) del tuo elettorato.

Nel dubbio Casini ribadisce il concetto anche oggi e il primo pensiero che mi salta in testa è che sono un po’ stanco di sentire lezioni di opposizione e alternativa da chi ha votato per quattordici anni tutte le leggi ad personam e no del governo Berlusconi. Legge elettorale compresa.
Ah, già, quella non gli è mai piaciuta.

Ad ogni modo, dopo le previsioni di Maroni, arriva l’intervista di Sacconi.
La manifestazione era politica e non sindacale. E in piazza c’era una minoranza radicale inadatta a governare.
Amen.
Bello trovare qualcuno che risponde a una richiesta legittima di lavoro, diritti e magari di qualche denaro con cui saldare la rata del mutuo, sparando certezze così alte.
E certo sarebbe bello che il ministro aggiungesse alcune spiegazioni.
Per prima cosa per quale motivo è adatto a governare questo governo e non quella minoranza (sicuro?) che ha sfilato in piazza, ma anche altre cose.

Mi piacerebbe che il ministro Sacconi spiegasse se non ha a che fare con la politica difendere i diritti dei lavoratori. Se non sia politica avere un’idea sul mondo del lavoro o se non sia politica (appunto) una politica economica.
Mi piacerebbe che il ministro Sacconi – seguendo la sua logica – spiegasse perché non è politica la manifestazione della Cisl o della Uil e invece lo è quella della Cgil o della Fiom.
Mi piacerebbe che il ministro Sacconi spiegasse pubblicamente che cosa ha fatto lui – che da ministro del lavoro dovrebbe avere qualche competenza – per i lavoratori della Omsa, della Eutelia, della FIAT.
Mi piacerebbe che il ministro dicesse se la sua idea di difesa dei diritti dei lavoratori, del mondo del lavoro o dello sviluppo economico e industriale di questo Paese è la stessa espressa più volte dal suo e (ahimè) anche nostro Capo: è il mercato, bellezza.
Un principio che vale per Pomigliano, ad esempio, ma non per Unicredit.
Che si sa, Roma è ladrona, ma usare una banca come sportello di prelievo personale,  non fa schifo nemmeno se ti vesti di verde.
Certo Sacconi avrebbe titolo per dire con chiarezza che il modello economico a cui deve fare riferimento oggi l’operaio italiano è quello polacco. Sperando che domani non diventi quello cinese.
Il mondo è cambiato, dice Marchionne. E fa bene il suo mestiere.
Peccato che dall’altra parte il governo risponda svegliandosi di soprassalto e sospirando un romantico “Sì, è vero. Fai di noi quello che voi.”

Per chiudere alla grande il ragionamento politico, il ministro nega di aver avvertito del pericolo che ci scappasse il morto e rettifica la dichiarazione spiegando che in Italia c’è un’opposizione radicale, a causa della presenza del partito comunista più forte dell’occidente, e che abbiamo vissuto quarant’anni di violenza politica e quindi occorre fare attenzione.
Meraviglia.
La laurea in ingegneria, per altro, mi costringe a saper far di conto.
Siamo nel 2010, quarant’anni fa era il 1970.
Come inizio di lotta politica per i diritti, ho la sensazione che siamo in ritardo. Ma anche passando l’approssimazione, mi sembra che la violenza politica sia finita diverso tempo fa.
A voler essere generosi una ventina d’anni abbondanti.
Certo, seguendo lo stesso ragionamento di Sacconi – passato dalla sinistra socialista a Berlusconi, transitando da Craxi – sarebbe lecito gridare alla dittatura in Italia, dal momento che c’è stato qualcosa chiamato fascismo.
E ancora.
La svolta della Bolognina è del novembre 1989. Ventidue anni fa. E siamo ai comunisti.
E se essere stati comunisti vuol dire aver fatto parte del partito di Berlinguer, allora, cazzo, sì, siamo stati comunisti, abbiamo votato per quel partito, condiviso quelle lotte, pensato quella politica, creduto in quegli ideali, contribuito insieme al sindacato a combattere quella violenza politica di cui parla – con parole, errori e volute omissioni – proprio il ministro Sacconi.
Potete dire altrettanto?

Nel frattempo il buon Cota – presidente della regione Piemonte in 8 sedute su 36, viva il territorio – finisce sotto al riconteggio ela Lega ulula al crollo della democrazia.
La conseguenza logica di questo ragionamento è che:
è democrazia presentare firme false per l’iscrizione di una lista elettorale
è democrazia che cittadini ignari si trovino firmatari di una lista che non sostengono
è democrazia che alcune liste abbiano seguito le regole e altre no,
è democrazia che non si vada a controllare se davvero chi ha vinto le elezioni è chi siede adesso sulla presidenza della regione.

Lo schema del ragionamento assomiglia a quello di Sacconi.
Per altro c’era qualcuno che urlava al riconteggio per l’elezione di Prodi, nel 2006.
Mi sembra di ricordare che si trattasse della stessa parte politica di Cota.

Magari, mi sbaglio.

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2 risposte

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  • ANDREA
    18-10-2010 - 19:34:05 Rispondi

    Caro Patrick, credo che la classe politica inizi a sentire che le masse (diciamo operaie, studentesche, impiegatizie e fosrse non solo) si stanno ribellando. A cosa? a tutto: ai loro stipendi che non risentono di cassa integrazione, alle idee propinate come innovative mentre si rivelano vecchie, al futuro dove gli orizzonti non coincidono, allo sfruttamento del territorio (risorse, energie, edilizia, discariche, disboscamenti) effettuato in nome di una qualità di vita migliore.
    Oggi, per l'ennesima volta, ho sentito la polizia caricare cittadini che manifestavano pacificamente in difesa del loro territorio.
    Le forze dell'ordine chi devono difendere?
    Troppi venti contrari si stanno alzando. Ed è sempre più faticoso quietarli.

  • LIZ
    21-10-2010 - 18:35:00 Rispondi

    già...

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