Parole parole parole (che cosa sei)

Ieri sera, dopo lunghe e ripetute richieste, il ministro dell'interno ha letto la sua bella lista a Vieni via con me.
L'elenco di tutti i modi in cui si combattono le mafie. Sottintendendo il governo in carica.
Sarebbe bello che qualcuno potesse andare a leggere un'altra lista. Quella delle cose che la politica ha fatto in questi anni per favorire le mafie.
Leggi che hanno a che fare con l'economia, per esempio. Condoni, rientri di capitale, calo delle pene per i reati finanziari.
La criminalità organizzata non tiene i soldi sotto il materasso. Quanto meno usa quello di una banca o di un'azienda.
Le mafie si combattono, signor ministro, chiudendo i canali del riciclaggio. Andando a cercare i soldi insieme ai latitanti. Mettendo le manette ai colletti bianchi prima ancora dei soldati che puzzano di cicoria. Chiudendo con un tappo le fonti di finanziamento, insieme ai fucili. Nella sua lista, sarò distratto, non l'ho sentito dire.
Per quanto mi riguarda, ci sono alcune cose che non mi tornano, al di là delle belle parole, dell'audience, della vetrina televisiva e dei latitanti arrestati su cui la politica (di qualunque segno) farebbe bene a non montare sopra.

1.
Il 2 aprile del 2009 il ministro dell'Interno, lo stesso che ieri era in prima serata, viene ascoltato dalla commissione antimafia.
Ne dà notizia il sito del Senato. Circa un mese e mezzo dopo il ministro risponde alla Camera a un'interrogazione di una deputata del PD.
E dice
“Nel mese di febbraio di quest'anno, ho inviato alla Presidenza del Consiglio una mia relazione con allegati tutti i documenti per chiedere che il Consiglio dei ministri deliberasse lo scioglimento del Comune di Fondi. Sono convinto che questa deve essere la decisione del Governo. Il Consiglio dei ministri ha preso atto della mia richiesta e ha organizzato la discussione su questo tema secondo i tempi definiti dalla Presidenza del Consiglio, non certo dal ministro dell'interno [...] per quanto mi riguarda non ci sono ostacoli a che in una delle prossime sedute il Consiglio dei ministri torni ad affrontare la questione e decida in un senso o nell'altro, per quel che mi concerne naturalmente nel senso dello scioglimento."
Il resoconto completo della risposta di Maroni è qui, dal sito ufficiale della Camera.
Il ministro dell'Interno, quindi, pensa che sia necessario sciogliere il consiglio comunale di Fondi.
La pensano allo stesso modo il prefetto (che ha chiesto lo scioglimento per la prima volta nel 2008), la polizia, la magistratura. A Fondi c'è la mafia.
Ora tocca al consiglio dei ministri. E Fondi, come si sa, non verrà sciolto. Cicchitto dice che si trattò di una decisione "saggia".
Le dimissioni in blocco del consiglio comunale hanno anche consentito alla passata amministrazione – quella che andava sciolta – di candidarsi di nuovo e vincere. Sono ancora lì.
Qualche mese ancora e l'Espresso dedica un pezzo alla vicenda e spiega che la decisione del governo è stata presa perché tre ministri si sono messi in mezzo.
Le mafie si combattono, signor ministro, prendendo le decisioni giuste. Difendendole. Rifiutando di restare accanto a chi, per i motivi più diversi, non ha intenzione di farlo. Minacciando le dimissioni o anche rassegnandole, se serve. Mettendosi dalla parte di chi cerca di fermarle e, soprattutto, restandoci se il vento tira al contrario. Facendo casino – e la Lega di casino ne fa, quando le interessa – se qualcuno ti impedisce di metterle in pratica.

2.
A gennaio di quest'anno il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, viene ascoltato dalla commissione antimafia.
Legge la sua relazione e comincia spiegando che la mafia a Milano non esiste. Mica cazzi. Detto da un prefetto, poi. Tanto per confermare le sue dichiarazioni (e evitare di ricordare la mafia di via Larga degli anni Settanta e i sequestri di Cosa Nostra nel milanese) quest'estate scatta una gigantesca operazione contro la 'ndrangheta in Lombardia. Maroni si congratula con le forze dell'ordine. Sul prefetto, nessuna nuova. D'altra parte, nel Paese in cui nessuno paga per le fesserie che gli scappano di bocca, non si poteva pensare che andasse diversamente.
Fino alla settimana scorsa. Il consiglio dei ministri del 18 novembre ha confermato Lombardi nel suo ruolo. D'altra parte, perché rimuoverlo?
Con una ciliegina, però. Deve controllare le attività e le opere connesse all'Expo.
Chissà se in quel caso riuscirà ad accorgersi di qualcosa.

3.
Qualche giorno fa, a proposito della polemica sui rapporti Lega - 'ndrangheta, Maroni ha detto di sentirsi ferito. La Lega ha spiegato, è nata per l'affermazione della legalità.
Roma ladrona, qualcuno se lo ricorda?
Sono fra quei pignoli che pensano che le parole abbiano un significato e che quando le pronunci, specie se hai un incarico come quello, vai preso sul serio. Di più. Credo che uno dei punti forti della Lega, del suo sembrare diversa da quello che è, stia proprio nella trascuratezza con cui, ogni giorno, vengono prese le sue dichiarazioni. Bossi, per esempio, andrebbe ascoltato alla lettera.
Sarebbe un discorso lungo, certo. Maroni, comunque, rilascia la dichiarazione.
E a me vengono in mente due cose.
Il 10 dicembre del 2009, qualche mese dopo la vicenda di Fondi, la Camera vota la richiesta di arresto per Nicola Cosentino. L'accusa è concorso esterno in associazione mafiosa. Robetta, altro che un elenco su Rai3. La richiesta viene respinta e la Lega – quella nata per la legalità – vota per salvare Cosentino.
Passa qualche tempo, settembre di quest'anno. Altra votazione e ancora Cosentino. Questa volta la richiesta è sull'uso delle intercettazioni. E' un membro del Parlamento e si deve decidere se consentire ai magistrati di usare quelle nell'inchiesta che lo riguarda. Ancora una volta niente da fare. E ancora una volta la Lega – quella nata per la legalità – vota per salvare Cosentino.
Di più, Bossi dice che è un avvenimento positivo. Sono i giorni in cui Berlusconi sta perdendo Fini per strada e la maggioranza tiene.
La maggioranza tiene, sì. E la legalità? E il partito nato per la legalità? Che ne pensavano i suoi elettori che si sono così incazzati per una minorenne extracomunitaria irregolare accusata di furto e salvata con una telefonata notturna dal presidente di noi tutti? Non avevano niente da dire?
Nessuno, fra quelli col fazzoletto verde, alza una mano per chiedere le dimissioni di Cosentino. Ricopre un incarico da niente, è noto. Solo vice di Tremonti.
Lo stesso, nemmeno a dirlo, vale anche per Marcello Dell'Utri e per la necessità, da parte del Presidente del Consiglio, di spiegare in che rapporti erano e sono. E quanto quei rapporti hanno inciso sulla nascita e lo sviluppo della sua attività.
E dire che proprio la Padania, una dozzina di anni fa, non era molto tenera con le amicizie di Silvio.
Il 3 ottobre del 1999 Maroni (proprio lui) risponde a una dichiarazione di Berlusconi sui ministri che la Lega gli aveva fatto nominare nel primo governo, quello del 1994.
Dice Maroni
"Questi metodi sono tipici dell'onorata societa', della mafia. Metodi e toni di tipo mafioso: non e' la prima volta che Berlusconi ne fa uso".
Il link all'intervista è qui. Dagli archivi della Padania sembra scomparso.
Le mafie si combattono, signor ministro, tenendo le istituzioni a distanza da chi si è avvicinato troppo. Marcando la differenza, facendo pulizia. Aiutando la magistratura a fare il suo lavoro. Non cambiando idea in nome di uno scambio elettorale o di interessi di bottega. Pretendendo risposte, quando sono necessarie. E continuando a insistere, se serve.
Vale per gli amici. E per gli amici degli amici.

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2 risposte

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  • LIZ
    24-11-2010 - 13:17:12 Rispondi

    Sei da tutte le mie parti :)

  • GIOVANNICHOUKH
    24-11-2010 - 13:25:13 Rispondi

    Più che una dichiarazione, gentile Liz. Se ne approvano la forma e il modo, davvero

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