L’orrore

La parola della settimana è orrore.
A meno di non voler scendere in dettagli anatomici.
Difficile non pensare al volto morente di Kurtz-Brando, al sussurro di quella voce in attesa della fine.
L'orrore ha un volto, dice Kurtz. E bisogna essere amici dell'orrore.
Questa, come la precedente, è stata una settimana dell'orrore. Reale, palpabile.
Niente Conrad, niente Brando, niente odore di napalm alla mattina.
Orrore e basta. Puro.

Mi fa orrore un editore che si dice liberale e senza censura, forse schermandosi dietro la triste verità che in Italia non legge nessuno. E poi non smette un secondo di delegittimare l'autore di uno dei pochissimi libri che, per svariati motivi, ha raggiunto quasi tutti. Mi chiedo se la censura non sia assente solo perché la parola scritta non raggiunge un numero sufficiente di lettori.

Mi fa orrore una società in cui l'ultimo vagone morale e culturale si è fatto locomotiva. In cui ha abbandonato il desiderio di crescita e desiderato, quasi preteso, il comando. E non c'entra lo sdoganamento della volgarità, del trash, del truzzo per il truzzo.  Ma l'orgoglio di non sapere fare nulla, di non conoscere nulla, di non voler conoscere nulla. E di considerare inetto, perfino volgare – in un contrappasso quasi dantesco – chi rifiuta di riconoscere quel diritto. Come se l'unica evoluzione possibile fosse involversi.

Mi fa orrore chi si definisce responsabile e non sente il peso della definizione. Responsabile, certo. Nel senso di chi detiene la colpa.
Mi fa orrore chi pensa che i libri vadano gettati in pasto ai criceti. Che quello che va pubblicato e letto debba essere deciso su basi politiche, ideologiche, partitiche.
Mi fa orrore che gli stessi che ritengono Carlotto, Scarpa, Bernardi, Evangelisti - tanto per fare qualche nome - indegni di essere letti, concedano patente di normalità - perché tale è il silenzio - al putrido che suppura da tempo dalla vita e dalla politica del loro principale alleato.

Mi fa orrore chi scrive cose come queste.

Mi fa orrore, all'indomani della sentenza Cuffaro, non ascoltare nemmeno una parola da chi lo ha candidato, difeso, protetto. Sarebbe bastato anche un "ci siamo sbagliati". E mi fa orrore pensare che nessun giornalista abbia osato chiederlo. La mancanza di domande e di seconde domande sono una delle schifezze più grandi a cui mi rifiuto di rassegnarmi.
Mi fa orrore chi si nasconde dietro una sentenza, un'inchiesta, un'archiviazione, una prescrizione spesso autoconcessa. Mi fa orrore chi ignora che in politica non contano solo la fedina penale o il casellario giudiziario, ma l'opportunità, la coerenza, l'integrità. Tutte condizioni che, se rispettate, non avrebbero portato il parlamento ad assomigliare alla clientela di un locale che nessuno di noi frequenterebbe volentieri.

Mi fa orrore guardarmi intorno e non sentire quasi nulla.
Mi fa orrore chi ha delegato il proprio spirito critico alle promesse da marinaio e ai giuramenti di un venditore porta a porta che ha in mente da sempre solo il fatturato giornaliero del suo conto personale.
Mi fa orrore il silenzio di un posto dalla morale variabile, le convinzioni democratiche fragili e la memoria corta che non accenna a ribellarsi ai capricci senili e indecenti di un uomo disperato e con nessun senso civile e democratico. Mi fa orrore chi si disinteressa di quello che accade, ignorando che quello che accade non smetterà di interessarsi a ognuno di noi, di condizionare la nostra vita e peggiorarla.
Mi fa orrore che il campione del governo dei cattolici creda che l'unico significato di morale riguardi il contenuto di una favola.
Mi fa orrore chi ascolta come un automa incapace di elaborare un pensiero, un dubbio, anche solo un sospetto.
Mi fa orrore chi non si esprime, chi resta nel suo guscio, in silenzio, a guardare. Non è il momento, non più, non adesso.
Mi fanno orrore le donne che lo difendono.
I padri di figlie femmine che lo difendono.
Le mogli che lo difendono.
L'esercito di servi pagati o che desidererebbero farsi pagare, che lo difende. L'ululante squallore di chi pontifica di morale e rettitudine e lo difende. L'invidia putrida di chi vorrebbe essere al suo posto e lo difende. Chi urla per nascondere il rumore, chi grida al gossip per coprire le campane che suonano a morto. Chi continua a considerarlo un politico come gli altri e chi perseguita nel perdono perpetuo, come se fosse obbligatorio, di fronte agli schiaffi di un presidente privo di maiuscola e di decenza, continuare a porgere l'altra guancia.
Mi fa orrore chi pensa alla libertà e vede assenza di diritti e doveri, assenza di verità, assenza di leggi e giustizia. E l'assenza di tutti gli altri.
Di chi non si rende conto che accettare sempre tutto, senza protestare, indignarsi, chiedere che le cose cambino, è solo l'ennesima tappa nell'accettazione di un sopruso ulteriore, più schifoso o fuori dalle regole.

Questa settimana, il 27, sono diciassette anni dalla discesa in campo.
Basta così.

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