Wile Coyote

Sarà un improvviso attacco di bontà, ma Lassini che lascia la candidatura per la faccenda dei manifesti (rossi) con la scritta "Via le BR dalle procure", mi fa un po' pena.
Nel senso umano e positivo del termine, si intende.
L'uomo è di certo armato delle migliori intenzioni. Come si diceva una volta a scuola, si applica. Ascolta, prende nota, segue l'esempio.
Solo che, come un Wile Coyote qualunque, non gliene va dritta una.
Quando il coordinatore lombardo del PDL, Mantovano, organizza una manifestazione in sostegno di ReoSilvio al tribunale di MIlano, Lassini è lì, pronto.
Poi scoppia la faccenda delle affissioni (pure abusive) e lo stesso Mantovano lo scarica. "Fa l'avvocato, va in tribunale tutte le mattine. Era lì per caso, si è unito alla manifestazione", dice.
Lassini, per altro, non è nemmeno iscritto al partito. Forse è per questo che cerca di farsi notare. Quando vuoi entrare in un gruppo, di norma, devi cercare di esserne degno.

Così, l'idea dei manifesti deve essergli sembrata perfetta.

Il Giornale del 6 aprile – non una velina comunista – pubblica un pezzo che titola "L'indignazione di Berlusconi: 'è brigatismo giudiziario'".
Il grande capo ha questa brillante uscita in riferimento alla pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardano, finite agli atti del processo Ruby.
Brigatismo giudiziario non ha bisogno di traduzione.
Lassini, però, ne fa una versione per distratti. "Via le BR dalle procure", appunto. Un po' come se Berlusconi avesse usato il termine indigente e Lassini lo avesse tradotto con povero.
Solo che, nella sua beata ingenuità di non iscritto, gli è sfuggito un dettaglio. Quello che è concesso al capo, non è concesso al resto del mondo.
E qui, il nostro, va in confusione. Perché proprio non si capacita. Lo dice anche in un'intervista a Repubblica. "Quello slogan è forte, è vero, ma riprende quanto detto da Silvio Berlusconi sul “brigatismo giudiziario” di certi magistrati". L'articolo de Il Giornale, appunto. Una specie di citazione. Poi, in un momento di lucidità, capisce qual è la strada giusta e precisa. "Se mi arrabbio ho tanto da raccontare".
Come se non fosse sufficiente, oggi pomeriggio arriva la dichiarazione della Santanchè.
"Voterei Lassini in nome di Enzo Tortora".
Se fossimo seri staremmo ridendo.

Fin qui la storia del malcapitato.

In tutto questo casino, però, il bello è un altro. Lo sintetizza benissimo Bracconi sul suo blog.
La Moratti che, pubblicamente, dichiara incompatibilità con l'autore dei manifesti. Un cortocircuito stupendo.
Il sindaco che si ricandida è incompatibile con chi fa la citazione, ma non con l'autore della frase.
Un po' come non gradire Manzoni e incazzarsi con De Sanctis.

Così, tutto quello che resta, è la solita sensazione di gigantesca presa in giro, in cui il malcapitato di turno finisce per pagare le colpe evidenti che l'anziano in crisi che governa questo Paese non ha nessuna intenzione di assumersi. Se non attraverso qualche frase dal sen sfuggita. La confessione di aver pagato dei magistrati – una fra tutte – l'ha già fatta due volte.
La prima nell'ottobre del 2009, la seconda qualche giorno fa. Un lapsus evidente, si è affrettato a commentare lo stesso SB.

E nella categoria dei lapsus evidenti o dei pensieri di seconda mano, sarebbe bello catalogare le tre porcate di oggi, che un giorno senza una porcata che faccia pensare male non ci viene mai negato.
La prima.
Disegno di legge per riformare l'articolo 1 della Costituzione. Tento una traduzione alla Lassini: "cazzo vuole il Presidente della Repubblica. Noi abbiamo il Parlamento e facciamo quello che vogliamo."
La seconda.
Modifica alla legge elettorale per togliere il premio di maggioranza regionale al Senato. Premio inserito prima delle elezioni del 2006 per tamponare la sconfitta elettorale contro il centrosinistra e che ora – con il terzo polo – si ritorce contro il creatore.
La terza.
L'introduzione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Con pene  decisamente ridotte, al limite della mancata carcerazione.
Fra poco più di un mese arriva la sentenza definitiva per Marcello Dell'Utri.
Gli amici – e gli amici degli amici – non si lasciano mai soli.

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una risposta

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  • SERENZIA
    22-04-2011 - 14:48:28 Rispondi

    Lassini fa un passo indietro e scrive a Napolitano scusandosi e annunciando la propria "rinuncia irrevocabile" alla candidatura alle comunali di Milano. Poi fa una giravolta: "rinuncio (solo) alla campagna elettorale", poi la fa un'altra volta: "se mi candidano non mi dimetto".
    E Donna Letizia che fa? Per adesso resta incompatibile con Lassini, ma compatibile con Silvio Berlusconi, che si impegnerà in prima persona nel rush finale della campagna elettorale. Perché Milano è la cartina di tornasole. Qui si misurano gli umori del Paese. Oppure la coesione del Pdl.
    http://leparoledellassurda.blogspot.com/

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