A modo mio (2)

A Bologna c'è la ndrangheta. L'operazione è di una decina di giorni fa, i quotidiani ne hanno parlato. Sequestrati immobili - anche un albergo -, automobili, società. Scopo del gioco, mettere le mani, attraverso insospettabili prestanome, sul mercato immobiliare. Se non fosse stato ucciso un paio di mesi prima, sarebbe finito dritto nell'inchiesta anche un referente del clan Mancuso, scarcerato dopo aver passato i domiciliari al Baglioni. A Bologna c'è la ndrangheta. E sarebbe meglio evitare di cadere dalle nuvole sulle mani della criminalità organizzata che si allungano al nord. Anche a voler considerare cassandre i magistrati che da anni raccontano una realtà evidente, gli esempi si sprecano. A Reggio Emilia il presidente della camera di commercio Enrico Bini lo dice da un bel po' di tempo, rischiando del suo. E sarebbe sufficiente vedere uno degli spettacoli di Giulio Cavalli per capire che anche a Milano le cose, da tempo, non sono diverse. In un passato che pare lontano secoli Giovanni Falcone invitava a fare attenzione perché Cosa Nostra si stava quotando in borsa. E la vicenda Sindona - vecchia di trent'anni - dovrebbe ricordare qualcosa. Invece no. Nella nostra beata illusione di cittadini del nord continuiamo a considerare la criminalità organizzata un problema regionale - siciliano, campano, calabrese -, quasi una vicenda di folklore. Senza capire - o capendo anche troppo bene - che la finzione di realtà in cui ci chiudiamo, nella sciagurata e ignorante illusione che ci renda immuni, è solo una faccia diversa dell'omertoso silenzio in cui, da sempre, le mafie di tutto il mondo riescono a prosperare.

Corriere della Sera di Bologna, martedì 19 aprile 2011

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