A modo mio (3)

Confesso. Rimpiango un po' i tempi in cui con la politica ci si poteva anche annoiare. Oggi, con la quasi totalità della nostra vita ridotta a pettegolezzo e il tentativo spesso molto esplicito di ricondurre a gossip anche i reati o le Istituzioni, lo spazio per qualcosa anche nobile come la noia o addirittura antica come la capacità di ritrovare un piano di dialogo comune, sembra perso per sempre. Prevale il domino dei 'ma anche' o lo stantio scaricabarile con cui si finge di sorprendersi quando qualcuno tenta di raccontare il mondo che lo circonda. Non so quanti bolognesi abbiano visto la puntata di Report dedicata a Bologna. Chi lo ha fatto, non credo abbia faticato a riconoscere la città in cui vive. Eppure, un secondo dopo i titoli di coda, è cominciata la fuga da quella realtà che, per una volta, la televisione aveva tentato di raccontare con precisione. Viviamo da secoli in una strana forma di reality nostalgico, quello in cui si rievoca con stonata ossessione tutto quello che la città è stata e non è più, i primati che ha perso, le caratteristiche che un tempo erano un lustro e oggi assomigliano all'antica bellezza di un'attrice invecchiata che si ostina a ricorrere al chirurgo plastico e rifugge da chiunque, spesso con amore, le ricorda la verità degli anni. Sono stanco di sentire parlare di cos'era Bologna, vorrei che si tentasse di capire cosa sarà, che si smettesse con l'ombelico e si tentasse con l'orizzonte. E che i bolognesi per primi smettessero di guardarsi alle spalle. Una postura sbagliata che, alla lunga, provoca danni irreparabili.

Corriere della Sera di Bologna, 26 aprile 2011

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una risposta

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  • LIZ
    29-04-2011 - 14:35:31 Rispondi

    beh, anche a Milano le cose vanno così... se pensi che si continuano a raccontare le prodezze dei delinquenti... sempre gli stessi poi.
    Liz

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