La lettere di risposta di Tremonti, la leggerezza, l’illecito e il sospetto

Sembrano dettagli, ma ci sono giorni in cui, a frugare in mezzo alle parole si scoprono cose carine.
Cominciamo con quella più divertente.
I ministri vengono pagati in contanti. In un periodo in cui a ogni ente locale, a ogni azienda, a ogni cittadino viene richiesta (giustamente) la tracciabilità dei pagamenti, un manipolo di persone che rappresentano il grado più alto dello Stato ricevono cash la loro paga mensile. Li immagino uscire circospetti dalla tesoreria, guardandosi intorno a caccia di malintenzionati, come una vecchietta qualunque che rientra a casa dall'ufficio postale.
Una meraviglia.

Il Corriere della Sera pubblica la lettera di risposta del ministro Tremonti all'editoriale di Romano. Poche ore dopo, lo stesso ministro rilascia un'intervista a Uno Mattina in cui spiega che non ha bisogno di rubare, che prima di fare il ministro dichiarava qualche milione di euro, che non ci sono illeciti, solo leggerezze. Chiude spiegando che contro la crisi bisognerebbe fare di più e più in fretta. Verrebbe voglia di consigliarlo di spiegare il problema al ministro dell'Economia, competente in materia.
Lasciando perdere i dettagli e tornando a quello che le parole dicono, si scopre che Tremonti ha lasciato la sistemazione in una caserma della guardia di Finanza perché non si sentiva tranquillo. Addirittura spiato e pedinato. Il dettaglio non insignificante va sommato a un'altra circostanza. Durante l'interrogatorio del 17 giugno a Napoli, Tremonti racconta ai PM di aver fatto presente a Berlusconi la guerra fra bande all'interno della guardia di Finanza. Lo stesso ministro viene sentito a giugno dai magistrati che si occupano di Milanese e proprio sulla casa in cui il ministro è ospite.
Dando per scontata la buona fede di Tremonti, si conclude che:
si sentiva spiato in una caserma del corpo che dipende direttamente da lui e la soluzione che ritiene corretta non è fare una denuncia di qualche tipo o mettere le mani sulla GdF, ma accettare l'offerta di Milanese
saputo dei problemi del suo collaboratore e che dietro quell'offerta poteva nascondersi qualcosa di strano, non ha lasciato né l'appartamento né il collaboratore.
Ingenuo? Come minimo è corretto farsi la stessa domanda che si fa oggi Gad Lerner. Ma Tremonti è così intelligente?

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