Umberto Bossi, la crisi e le divisioni in colonna

Viste dalla Spagna, le vicende italiane sono anche più misere che da casa.
Il Parlamento che chiude per pellegrinaggio, ma forse chiude meno.
La crisi che c'è o c'è stata o l'abbiamo superata bene o la stiamo vivendo male e comunque siccome la pubblicità e le reti commerciali vanno benino, non ci sono problemi e alla peggio comprate azioni Mediaset che non ci rimettete e nemmeno io.
Tutti - dalla Marcegaglia alla Camusso passando per Sergio Romano è quasi un planisfero - che dicono di tagliare i costi della politica. E non sembra che nessuno voglia sentirci.
Lo statuto dei lavoratori da cambiare, che questi operai del cazzo vogliono anche dei soldi e 'sti precari pretendono pure un posto fisso.
E, da ultime, le dichiarazioni di Bossi, che da fine economista giudica un errore essere entrati nell'euro, un gruppo dove, per esempio, la Grecia e il sud dell'Italia non facevano un cazzo.
Ecco, da qui in Spagna, dove l'autonomia la prendono storicamente un po' più sul serio, anche i rutti alfabetizzati in salsa leghista del divino Umberto, assumono toni diversi.

Magari sarebbe utile ricordare che la perdita del potere d'acquisto degli stipendi di noi tutti è avvenuta perché chi doveva vigilare sulle conversioni dei prezzi, era evidentemente lacunoso nelle divisioni in colonna. Basterebbe dare un'occhiata in giro per scoprire che la transizione è stata governata dallo stesso ministro delle finanze di oggi e da una maggioranza di cui anche allora la Lega era il perno (o il ricatto) principale.
Qualcuno tenti di convertire il proprio stipendio con lo stesso metodo con cui sono cambiati i prezzi e si accorgerà che l'aringa da ingoiare risulterebbe meno salata.
Dare le colpa all'euro dei prezzi di oggi è come accusare il metro della distanza fra Roma e Berlino.
In compenso, per la seconda volta, il campione leghista della lotta alla mafia entra in consiglio dei ministri col decreto di scioglimento di un comune e esce con la richiesta respinta dai colleghi. Il primo caso era stato Fondi e si sa com'è finita. Questa volta tocca alla terra natale del ministro Romano.
Su questo, la Lega, non ha niente da dire? E il ministro?
D'altra parte, a proposito di non fare un cazzo, non ho sentito strali leghisti contro l'inattività del parlamento e nessuno ha pensato di chiedere al sindaco di Cittadella - quello del kebab - di dimettersi dal doppio incarico di parlamentare.

In quanto a voglia di lavorare, l'esempio deve essere la trota delfinata Renzo.
Magari è a lui che la Lega aveva demandato dieci anni fa il controllo della conversione dei prezzi.
Si sa, i giovani hanno bisogno di gavetta.

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