Quel che rimane

Uscito ieri, non senza un certo divertimento, sul corriere della sera di Bologna.

L’estate sta finendo, cantavano i Righeira. Era il 1985, c’era il vinile, Raffaella Carrà era già un idolo e Bob Sinclair un adolescente francese il cui unico nome era Christophe. L’estate sta finendo e nella Città Che Non È Mai D’accordo Con Se Stessa siamo anche contenti. Vivere di polemiche crea assuefazione e tutto questo silenzio alla fine stanca. Ricominceremo a lamentarci dell’assenza di parcheggio, ché svuotare le strade dall’orda di vacanzieri (esistono ancora?) procura l’orgasmo selvaggio dell’eccesso di offerta. Scopri strisce blu dove non avevi mai pensato che ci fossero, scegli con attenzione maniacale il punto che ti può far risparmiare qualche decina di metri. Ottieni, alla fine, il risultato insperato, impiegando il tempo che di solito dedichi alla caccia, nel rito scientifico della scelta, sostituendo la bava alla bocca con il calcolo. Un’operazione a saldo zero, direbbe il ministro delle finanze. Ricorderemo con una lacrima com’era dolce poterlo fare e sapremo lamentarci con cura sulla difficoltà di abbandonare la macchina in centro, lasciando sottointeso che il problema non sia la distanza dalle torri, ma la gratuità del servizio. Ritroveremo, come per magia, le polemiche sul Civis, l’unico mezzo pubblico a guida magnetica che se segue la guida magnetica diventa difficile da guidare. Dovremo rassegnarci a sopportare lo stress da rientro e fior di luminari ci diranno come combatterlo. Troveremo, ma ci vorrà ancora un po’, piazza Minghetti pedonalizzata e forse sapremo sentirci un po’ meno bottegai e più cittadini del mondo. Nel frattempo sarebbe carino contare i secondi che mancano alla prima voce che si alzerà contro i lavori o alle urla di strepito pronte per quando le macchine abbandoneranno la triade Rizzoli-Ugo Bassi-Indipendenza. Le opere pubbliche non potrebbero nascere con un germoglio, bisogna proprio scavare così tanto? E, santa pazienza, si deve pedonalizzare proprio qui? Siamo sopravvissuti all’assenza del concerto di Ferragosto, ma non disperiamo. Tempo qualche mese e scopriremo di esserci allenati per la polemica sul veglione di Capodanno. Nell’attesa possiamo sperare in qualche cioccolataio che decida di dedicarsi al porno e renda più pruriginoso il prossimo ciocco show. Continueremo di sicuro a stringere la cinghia, un buco dietro l’altro. A fare i conti su bollette che non tornano, a inseguire un posto al nido, un lavoro che sfugge, un figlio che non hai i soldi per fare. E a veder sfrecciare SUV, facendoci domande. L’estate sta finendo o quasi. Sarebbe carino, una volta tanto, che si portasse lontano anche certe malestagioni.

Condividi

nessuna risposta

Iscriviti ai commenti con RSS o TrackBack a 'Quel che rimane'.

Lascia una risposta


sette − = 0