Rientri, stress e speranze (mal) riposte

Uscito sul Corriere della Sera di Bologna, il 30 agosto 2011.

Da qualche tempo ci raccontano con insistenza che tornare dalle vacanze genera stress, l’ennesima fesseria di un mondo in cui ci hanno convinti di non saper più gestire nulla, dalla rabbia al rifiuto, passando per la quotidianità. Ogni volta che la sento mi torna in mente una pubblicità di quando ero bambino, Calindri con il suo amaro, seduto nel mezzo di un incrocio. E mi chiedo se lo stress di cui sopra non sia scatenato da motivi un po’ più significativi. Ricominciare, per esempio, significa attendere che Bossi e Berlusconi trovino l’ennesima quadra e scoprire, una volta trovata, che gli spigoli della loro parentesi possono fare molto male. Significa spulciare per la trentesima volta la pista palestinese sulla strage di Bologna e ascoltare l’ennesimo che non si vergogna di chiedere la cancellazione della scritta “fascista” dalla lapide. Significa guardare una manifestazione di sindaci, con tanto di fasce tricolore, che riempie le strade di Milano e chiedersi se l’unica cosa bipartisan di questo strano Paese non sia che si deve tirare tutti la cinghia. Significa tornare da Madrid e avere sotto gli occhi la voglia di dire la propria degli Indignados di Puerta del Sol e chissà se, da qualche parte, fra buoni propositi e poche azioni, è rimasto un indignato con il passaporto italiano. Ricominciare ha il sapore non commestibile delle tangenti e scivola, insieme al desiderio di non assaggiarlo più. Ricominciare, infine, vuol dire sorridere sul serio per la scelta del Comune di regalare l’abbonamento dell’autobus ai bambini sotto i sei anni. Guardare la città da un metro di altezza può essere un buon inizio. La speranza, l’anno prossimo, di dover cominciare in un altro modo.

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