Sciopero e merda

Questo sarebbe dovuto uscire sul Corriere della Sera di Bologna, se non ci fosse stato lo sciopero

Nel giorno dello sciopero generale della CGIL, continua a rimbalzarmi in testa la manifestazione dei sindaci del 29 agosto. Roba vecchia si potrebbe dire, ma la manovra che cambia due volte al giorno (lontano dai pasti) ha promesso a quei sindaci di ridurre i loro tagli, senza mantenere quasi nulla. Nella stessa settimana di quella manifestazione si scopre che il primo autore della manovra, il presidente del consiglio, considera il paese che governa composto da escrementi solidi umani. L’uomo che ride si è giustificato spiegando che si tratta di un’intercettazione, che in privato certe cose scappano e che, per di più, si trattava di una conversazione a tarda notte. La controdeduzione più facile sarebbe che proprio la natura privata, resa senza inibizione dalla notte, è la condizione più facile per rivelare, finalmente, quello che si pensa davvero. Una specie di “in vino veritas”. Una parte di quel paese di merda, di cui l’uomo che ride rappresenta la seconda istituzione, era in piazza, il 29 agosto. Istituzioni anche quelle, la parte più prossima ai cittadini. Istituzioni che continuano a chiedere a quell’uomo di attenuare un po’ dei tagli su cui ha apposto la propria firma, fra un insulto alla stampa e uno al resto del mondo. C’è una differenza abissale fra la sfilata di fasce tricolore di tutte le parti politiche e l’arroganza triviale di quell’intercettazione. Ci sono due modi di intendere il ruolo, il rispetto, la rappresentanza, l’autorevolezza del compito ricevuto pro tempore, varrebbe la pena ricordarlo. Prima che con lo stesso rispetto o una risata di scherno, chi ha concesso il privilegio decida di toglierlo. Stremato dallo schifo o dai sacrifici.

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