Gli industriali, Bologna e la crisi nell’età della patonza

Uscito sul Corriere della Sera di Bologna, martedì 20 settembre 2011

Mentre siamo distratti dalle patonze che girano, succedono cose. Il comune fa i conti e spiega, senza tanti giri di parole, che aumentare le tasse al massimo possibile non coprirebbe comunque la voragine dei tagli. La scuola, appena iniziata, si becca ogni anno la sua parte di forbici. Questo, più di altri. Lo spreco, secondo chi tiene i cordoni della borsa dello Stato, sono gli enti locali. I privilegi stanno nel piccolo, così la mannaia cala e chi si trova nel mezzo la vede arrivare da almeno un paio di lati. Sabato è scattato l’aumento dell’IVA. La maggioranza di quello che ci finirà sul collo dovrebbe arrivare dai mezzi di trasporto. La benzina, nel dubbio, è aumentata il giorno prima. E mi ha fatto impressione, domenica pomeriggio, passare accanto a una pompa estranea alle celebri sette sorelle, in cui la verde costava meno di un euro e mezzo al litro. L’effetto era quello di vivere in una realtà parallela. O possibile, decidete voi. La sensazione piacevole è la stessa provata leggendo l’offerta degli industriali bolognesi di dare una mano ai servizi sociali della città. O la comunicazione di alcuni grandi gruppi di non aumentare i prezzi dei prodotti, per salvare il potere di acquisto della clientela. Certo, la forbice fra piccolo e grande commercio diventerà sempre più larga, in perfetta linea con quello che la politica di questi anni sembra voler tracciare. Dal punto di vista del portafoglio, però, è già qualcosa. C’è un mondo, vicino a quello del lavoro reale, della gente a cui il totale viene sempre negativo, che si preoccupa delle conseguenze delle decisioni degli altri. Nella solitudine del buon senso in cui viviamo, l’unica nota che fa sperare.

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