Critica, satira, insulto e diritti dei lettori

E' di questi giorni, l'assurda polemica fra Vasco Rossi e Nonciclopedia.
La penso come Giovanna Cosenza, mi chiedo se il sito che si oscura part-time faccia satira o qualcos'altro e credo che varrebbe la pena fare un ragionamento su una questione che per semplicità potremmo chiamare educazione in Rete.
Il limite fra commento, recensione, opinione e insulto. La differenza, troppo spesso sottile, fra critica e sfogatoio.

Ci ha provato anche Loredana Lipperini, qualche giorno fa, parlando di  Lettori, critici, editori.
Il consiglio è di leggere il pezzo e anche i commenti, perché il discorso mi sembra ampio e non di poco conto.

Dico solo una cosa, breve.
Lo scrittore racconta una storia, quella in cui crede, quella che gli sembra giusta. La racconta come gli è venuta e, se ne ha voglia, attraverso quel racconto tenta di dirti anche altre cose.
E' un suo diritto. Di più, è il suo lavoro (scrivere è un lavoro, porta via tempo ed è faticoso).
E' diritto del lettore non interessarsi alla storia, decidere di non ascoltarla, decidere che non gli piace o che non gli piace il modo in cui è scritta. Argomentare, se è possibile conoscendo gli argomenti che si usano. "Io l'avrei scritta in un altro modo", però, non ha anche fare con il diritto di critica e nemmeno con le argomentazioni, è una questione diversa.

Mi piacerebbe tornarci sopra.
Se avete commenti, idee, qualcosa da dire, parliamone.

Condividi

6 risposte

Iscriviti ai commenti con RSS o TrackBack a 'Critica, satira, insulto e diritti dei lettori'.
  • FAEBI
    06-10-2011 - 10:43:38 Rispondi

    Io ho avuto un interessante scambio di vedute su Facebook con alcuni difensori di Nonciclopedia (forse addirittura i famigerati redattori? chissà)che mi ha illuminato sulle diverse concezioni di satira e di rispetto per l'altro.

    Forse, nell'ampissimo discorso dell'educazione in rete, si potrebbe andare oltre il concetto di netiquette e arrivare a parlare di come certe pagine possano essere specchio e promozione del pensiero comune, e in questo caso Nonciclopedia regala perle (la invito ad andare a vedere le pagine dedicate all'Olocausto, alla Violenza sulle donne, o alla Donna stessa). Peccato che le vittime di tale ironico fervore non abbiano a disposizione gli avvocati di Vasco Rossi.

  • PATRICK FOGLI
    06-10-2011 - 15:11:00 Rispondi

    (Ci diamo del tu?)
    Le pagine che mi citi le avevo lette, in qualche modo facevo riferimento proprio a quell'atteggiamento, quando dubitavo della satira. La Guzzanti che tarocca i manifesti di SilvioB è satira. Scrivere una voce fasulla in cui si dà voce all'intero repertorio deteriore degli stereotipi (violenti) sugli ebrei, non è satira, non è nemmeno ridere di uno che cade o fa una scoreggia o dice cazzo. Non è niente. Forse, al più, è un modo per farsi notare.
    Quello che mi inquieta è che non è diverso dal tono che si possono leggere in certi commenti su Anobii, su Ibs, su facebook o in qualsiasi posto sia possibile farlo. Qualche tempo fa ho letto un commentino al libro di uno dei migliori narratori italiani. C'era un voto parecchio basso e la frase: "dimostra comunque un certo talento".
    Una parte di esempio su quello che voglio dire la trovi qui, basta leggere uno dei commenti dopo la sfuriata di Frascella e la reazione del resto del mondo.
    A cose così, che ormai sono troppe, mi ribello con tutte le mie forze e mi sembrano la punta di un fenomeno che rischia di rovinare molte cose buone.

  • LIZ
    06-10-2011 - 21:12:45 Rispondi

    Patrick dovremmo approfondire la differenza tra critica letteraria e opinione del lettore. Entrambe importantissime ma oggi molto confuse.
    bet

  • PATRICK FOGLI
    07-10-2011 - 00:09:04 Rispondi

    Liz, certo.
    Però è un aspetto della questione, che mi sembra più ampia

  • ADELE MARINI
    21-02-2012 - 01:21:51 Rispondi

    L'opinione del lettore non va mai trascurata. L'autore può credere che un giudizio negativo sia superficiale, modaiolo, umorale, mediadipendente, esagerato, avvelenato dall'invidia e tutto il peggio che sia capace di evocare la sua fantasia. Ma è sempre un grave errore quello di atteggiarsi a divinità oltraggiata. E'segno di arroganza supponente e mostra l'incapacità di imparare dai propri errori. Di crescere. Perché in ogni giudizio negativo, ancfhe nel più acrimonioso o superficiale, c'è sempre verità. La critica invece è un'altra cosa. Perché non deve legarsi al gusto personale, al piacere che una certa lettura ha dato o ha negato. Ma deve tenere conto di elementi precisi come la tecnica narrativa, il ritmo, la qualità dei dialoghi,lo spessore dei personaggi, l'originalità del soggetto eccetera. Oltre, naturalmente, alla godibilità e alla profondità dell'opera nel suo insieme. E anche qui l'autore dovrebbe ringraziare il critico non per gli elogi (scontati e spesso di bottega) ma per le sottolinature di quello che non funziona. Ogni arroccamento è un'occasione perduta. E questo vale per tutti gli autori. Compresi i grandi narratori.

    PATRICK FOGLI
    21-02-2012 - 01:21:51

    @Adele:
    D'accordo con te quasi su tutto.
    L'arroganza, l'offesa personale, la maleducazione, la critica alla persona e non al libro non riesco a considerare osservazioni.
    Non intervengo, non l'ho mai fatto, nemmeno quando le ho ricevute. Se qualcuno argomenta, ascolto. Se abbaia alla luna o, peggio, ulula, ignoro.
    Potrei farti molti e molti esempi.
    Di certo pretendo dagli altri rispetto per il mio lavoro.
    Credo sia dovuto da parte di chiunque decide di fare il critico o esprime un'opinione.

Lascia una risposta


− 3 = sei