Il tempo immobile

Non so se capita anche a voi, ma lo straniamento è così forte che mi sento precipitato in un romanzo, uno di quelli in cui il mondo cambia all'improvviso, per piccoli dettagli che ne modificano la sostanza.
In questi giorni mi accade di frequente e, confesso, poco fa ho dato un'occhiata fuori dalla finestra, alla caccia di una seconda luna. Non trovandola ho consultato il calendario. Ero sicuro che gli ultimi mesi non ci fossero stati, svaniti come un sogno dopo un brusco risveglio. Invece erano lì, tutti in fila, appoggiati a cambiare l'aspetto delle cose.

Non per tutti, però.

Per esempio, c'è un signore che dicono sia il presidente del consiglio uscente, che vuole rifondare il suo partito. Le indicazioni di voto cominciano a darlo non pervenuto e lui cerca un'idea geniale per uscire dall'angolo. Prima tenta con la politica e propone di stampare eurini in proprio per sbarcare la crisi. Il Corriere della Sera si affretta a spiegargli che non abbiamo mai chiuso la zecca di Stato, anzi. E lui corregge il tiro. Era una battuta, dice.
A battute ha governato un paio di decenni e sembra non aver perso il vizio. Questa volta, però, la risata che suscita è un po' meno sonora. Assomiglia al sorriso accondiscendente con cui una fanciulla potrebbe guardare l'anzianone in difficoltà che le tocca il sedere al parco.
L'anzianone, chè di quello si tratta, allora cambia discorso e rilancia. Vuol cambiare nome al partito e pensa a Italia Pulita.
Un'idea geniale, certo. Citando una vecchia pubblicità si potrebbe dire che ha creato la patata lessa.
Però anche così non è contento, ci vuole una faccia, un nome, qualcosa che rappresenti quella pulizia.
Detto e fatto. Gerry Scotti. L'interessato smentisce. Solo lui, però.

Per esempio c'è un altro signore che governa la sua regione da diversi lustri. Una regione del nord, importante, la terza assemblea elettiva di questo Paese dopo Camera e Senato. In quell'assemblea, da qualche tempo ne succedono di tutti i colori. Ci sono adepte del bunga bunga, figli d'arte con lauree pagate dai soldi pubblici, ex sindaci e presidenti di provincia invischiati in tangenti, consiglieri dell'ufficio di presidenza che finiscono indagati uno alla volta, scandali vari ed eventuali, insomma un casino. Lui stesso, il presidente, va in vacanza in resort a sette stelle (sette stelle!) a spese di altri, usa barche a spese di altri, resta sul filo del regalo e del favore con l'abilità di un'equilibrista a fine carriera.
E oggi, finalmente, qualcuno tenta di scollargli la sedia da sotto il sedere. Mozione di sfiducia.
E sedere che resta sulla sedia d'ordinanza grazie ai voti della Lega. Quella Lega. Quella delle ramazze.

Per esempio c'è un senatore che appena eletto svicolò da Di Pietro a Berlusconi e che oggi è indagato per una questione di fondi pubblici finiti all'Avanti di Lavitola. La procura ne chiede l'arresto e il parlamento respinge la richiesta. Decisivi, anche in questo caso, i voti della Lega. E del PDL, certo, ma quelli erano per scontati. D'altra parte, per il PDL, non si può legiferare nemmeno sulla corruzione. Forse è per questo che il suo prossimo nome sarà Italia Pulita.

Potrei andare avanti. Quello che è accaduto in pochi giorni è la prova di un tempo immobile.
Berlusconi che fa Berlusconi. Formigoni che urla al complotto e nega ogni cosa, anche quello che ha affermato qualche giorno prima. Il parlamento che vota contro ogni richiesta della magistratura. La Lega che sulle questioni che contano vota compatta con il suo vecchio padrone. Il PD che cerca di distinguere destra da sinistra e spesso risulta ambidestro.
Così, nel frattempo, il movimento cinque stelle arriva vicino al venti per cento.
E a Parma, primo tentativo di amministrazione, non riesce a mettere insieme un assessore.

Il tempo è immobile, appunto.
Strano davvero che in cielo non splendano due lune.

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