Legge elettorale: il nuovo che avanza

"Volete una legge elettorale che consenta a Bersani e Vendola di ottenere la maggioranza con il 30%? Io non voglio".

La perla è di Pierferdinando Casini, a chi se la fosse persa consiglio l'edizione delle 13.30 del TGLa7 e si riferisce alla proposta di legge elettorale che consente il premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 42.5%, soglia di fatto impossibile nel nostro sistema politico.

Cosa significa? E' facile. Senza premio di maggioranza il prossimo parlamento verrà eletto con una legge proporzionale, di fatto identica (se non peggiore) a quella che abbiamo usato prima del '94.

La proposta viene da PDL, Lega e UDC gli stessi che qualche anno fa confezionarono il Porcellum e che, da almeno due anni, rinnegano la loro creatura e ne chiedono una nuova.
Ora ci sono (quasi) riusciti ed è meraviglioso come un gruppo di lavoro così costruito e con quei precedenti si permetta anche di fare la morale agli altri e di voler sembrare responsabile anziché opportunista.
La realtà sembra piuttosto semplice e quella frase di Casini certifica che il metodo usato è lo stesso della riforma precedente. Rendere difficile (allora) o impossibile (oggi) la vita di chi le elezioni finirà per vincerle. Se nel 2006 l'idea era di far vincere Prodi nel modo più risicato possibile oggi il risultato è certificare prima del voto che non vincerà nessuno.

Ci si riempie la bocca per mesi con la libera scelta degli elettori, il bisogno di inserirei di nuovo le preferenze e si costruisce un modello matematico che di fatto non consentirà a chi vota di scegliere un governo, con un capolavoro di coerenza retorica non indifferente.

Casini dice che non è giusto consegnare la maggioranza a chi prende solo il 30% (ma se fosse la sua maggioranza, andrebbe bene?), un discorso che si può ribaltare in molti modi.

1. Come prima cosa partendo dai sondaggi elettorali. Il centro sinistra (PD-SEL-PSI) è al 36.5%. E' ragionevole pensare che con la campagna elettorale possa raggiungere il 40%. Non il 30% quindi, ma il 40%. E fa una certa differenza. D'altra parte, quando Berlusconi vinse le elezioni nel '94 era lecito allearsi con qualcuno al nord e qualcun altro al centro sud. E Casini dovrebbe ricordarlo.

2. Se non è giusto che il 30% si prenda tutto, è ingiusto allo stesso modo che un partito che ristagna al 6% da quando è nato si costruisca un meccanismo elettorale che gli consenta di decidere quasi in proprio. Craxi almeno aveva oltre il 10%. Sempre poco, sempre ingiusto, ma quasi il doppio.

3. Il proporzionale non è l'unica legge elettorale possibile. E' però l'unica che, in Italia, garantisce che non si decida un bel niente. Ed è l'unica che consente a Casini di non dover MAI scegliere e aspettare il risultato.

Si vuole una legge che garantisca i cittadini e la governabilità? Ce l'abbiamo, quella dei sindaci, delle province, delle regioni. Va bene anche quella vecchia, il Mattarellum.
Oppure si dica chiaramente che lo scopo del gioco e vincere in proprio a scapito di tutto.
E ci si prenda la responsabilità – dopo aver sostenuto Berlusconi per 14 anni – di dare l'ultimo scossone al sistema.
La prossima volta, ragionando così, Grillo potrebbe sembrare un moderato baciapile.


Condividi

nessuna risposta

Iscriviti ai commenti con RSS o TrackBack a 'Legge elettorale: il nuovo che avanza'.

Lascia una risposta


− sette = 1