Chi premerà il pulsante?

Alla fine i nodi vengono al pettine.

Per esempio, se hai corrotto un senatore dell'IDV per cercare di far cadere Prodi, deve mettere in conto che quello stesso gentiluomo potrebbe comportarsi con te come si è comportato con Prodi e autodenunciarsi per fotterti. Le strade di Chicago sono costellate di cattivi soggetti.
(Ma Di Pietro, dopo uno scouting parlamentare come quello 2006-2008 si meraviglia di non essere più dentro?)

Detto questo ora arriva il nuovo Parlamento e mettendo da parte che il post campagna elettorale è peggio della campagna elettorale stessa, vorrei ragionare su una faccenda pratica, anche quella un nodo che viene al pettine.
Il Corriere della Sera del 15 dicembre scorso racconta le parole di Grillo a Firenze: Il Movimento Cinque Stelle non avrà «un candidato premier» alle prossime politiche, ma un «portavoce» che sarà eletto dal movimento stesso.

Le elezioni sono finite ed è noto che un portavoce non c'è. Così come è noto che sarà Grillo ad andare da Napolitano per le consultazioni. Premetto che mi sembra sacrosanto, d'altra parte alla presentazione della lista elettorale il capo politico indicato dal M5S è proprio Grillo. Senza addentrarsi sul discorso democrazia interna su cui prima o poi vorrei scrivere e restando perfettamente d'accordo con quanto scrive Leonardo, la questione adesso passa da un'altra parte.

Napolitano dice che la maggioranza al Senato deve essere piena, non esistono governi di minoranza.

La domanda che mi faccio e che mi pare la discriminante per quello che accadrà è la rappresentatività di Grillo nei confronti dei suoi eletti.
Gli elettori, è brutto da dire, ma ormai contano poco, pochissimo, formalmente nulla. Quello che dovevano dire l'hanno detto. Pentirsi dopo ti rende uguale a chi uccide la moglie e si costituisce.

Oggi c'è l'assemblea super segreta del M5S, quello che aprirà il Parlamento come una scatola di tonno e che – non trovo altre risposte – non deve aver fatto in tempo a montare una webcam nella sala in cui si riunirà. Forse da quell'incontro uscirà una risposta alla domanda, ma resto dubbioso.
Se Grillo dirà a Napolitano che non voteranno mai la fiducia a nessuno, nemmeno a Gesù Cristo o al nuovo Papa, rappresenta davvero il pensiero di chi, in aula, premerà il pulsante?

In un movimento con un programma di titoli con poco o nulla svolgimento, senza un'ideologia che non sia l'apocalittico crollo della casa e che non ha mai esercitato un rapporto diretto, democratico, elettivo fra la sua leadership, la linea dettata, le proposte, la parola del lider maximo è la stessa del popolo che rappresenta?

Eccolo, appunto, il nodo che viene al pettine. Facile da aggirare quando vinci un'amministrativa, dove sei solo e non rendi conto a nessuno.
Impossibile da ignorare quando entri in Parlamento e devi decidere INSIEME agli altri, regola numero uno della democrazia rappresentativa.

In democrazia la rappresentanza è sostanza: se Grillo dice a Napolitano che non voteranno nessuna fiducia, gli eletti resteranno zitti, è quella la loro linea, la linea di tutti?
O si può mandare in Parlamento comunque un governo e vedere cosa accadrà, quale sarà la decisione finale, ultima, di chi premerà il pulsante?
Sta bluffando per coprire il fatto che non ha idea di cosa faranno davvero dentro l'aula o esprime la sintesi del pensiero del MoVimento?

E, preciso, il problema non è quanti Scilipoti ci siano nel M5S, ma solo il meccanismo con cui vengono prese le decisioni. Il nodo, appunto.
Brutto da dire agli apocalittici in voga, ma il miglior modo per riformare la democrazia, resta la democrazia stessa.

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