La vertigine dell’Eletto

C'è da dire una cosa, dalle nostre parti non ci si annoia.
Immaginavo che il punto più basso (per ora) dello psicodramma nostrano fosse la riunione di ieri con cui, in perfetto stile In Treatment, il M5S ha deciso l'espulsione della senatrice Gambaro, espulsione che andrà ratificata dalla Rete, per solito così moderata da garantire che il rogo venga appiccato con celerità.
Il reato di cui la senatrice è accusata è, a quanto pare, fra i più gravi. Ha, pubblicamente, contestato il modo di comunicare e di fare politica di Grillo. In altri contesti e con diversi ordini costituzionali, si tratta di lesa maestà.
In attesa del responso della Rete non si sta con le mani in mano e si prepara il procedimento contro un'altra senatrice, la Pinna, che ai microfoni di Piazza Pulita parla di "talebani" e "regime di psicopolizia". Difficile darle torto, ma si sa come la penso sulla libertà che vige nell'ambiente grillino.

Dicevo però che il punto più basso (o più divertente, grottesco, comico, mettete quello che volete) non è la riunione di ieri sera, per altro non in streaming – le risse in diretta funzionano bene con gli altri – ma la manifestazione di stamattina, il sit-in davanti a Montecitorio in sostegno di Grillo. Un centinaio di persone, fra cui i parlamentari fedelissimi, pronti a mostrare il loro attaccamento al capo.
Lui è un megafono, noi la voce del Movimento, dicono. E infatti la sensazione è che quello amplificato sia Grillo e tutte le altre parole servano a fare coro.

La manifestazione, però, è un caso unico. Assomiglia a tante che abbiamo già visto in queste anni, essenzialmente in casa PDL. Ci ricordiamo ancora la scalinata del palazzo di Giustizia di Milano con Micaela Biancofiore, Daniela Santanchè, Angelino Alfano e tutti gli altri che intonano il tricolore per difendere il diritto di Silvio B a non essere indagato da chicchessia e per nessun reato. Era solo l'ultima di una delle tante rappresentazioni pubbliche con cui un partito prendeva posizione a favore del suo leader contro un avversario esterno, che fosse un altro potere dello Stato non fa differenza.

In perfetto 2.0 i grillini sono andati oltre e oggi una parte del M5S ha manifestato a favore del suo leader politico, ma non contro un avversario esterno, ma contro un'altra parte del M5S stesso, un po' come se la manifestazione del PDL a Milano fosse stata contro Cicchitto e Nitto Palma e non contro la Boccassini.
Devo ammettere che l'idea è nuova e originale e dimostra come la prima cosa che i cittadini neoeletti hanno assimilato è la creazione delle correnti, anche se mi pare un po'estremo che la distanza fra un'ala e l'altra del partito sia sul diritto di critica e spesso di parola nei confronti di Grillo, l'unico Uno che conta qualcosa.

E visto che la V del movimento riprende in maniera a mio avviso del tutto inappropriata la V di Moore versione Wachowski, continua a venirmi in mente Matrix.
Il protagonista del film è Neo e per tutta la narrazione fino al finale cristologico della trilogia, lo sentiamo chiamare l'Eletto.
La traduzione italiana fa perdere l'anagramma originale fra il nome, Neo, e l'Eletto, il Prescelto, in inglese The One.

Molti anni prima dei Wachowki e anche di Gibson, un signore che si chiamava Plotino parlava di Uno, come qualcosa di indivisibile, trascendente, al di sopra anche della categoria dell'essere. Comincio a credere che l'accezione grillina del termine sia quella degli ultimi due esempi e che quell'Uno di cui parlano non sia un numerale cardinale, ma un aggettivo.
E, in quanto tale, applicabile a una sola persona.
Immaginate voi chi può essere.

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