Lettera a un bambino disperso in mare

20131005-115642.jpgNicola Bonazzi è una persona che stimo molto, un uomo di teatro e di cultura vero. Per questo, per la prima volta ospito qualcosa di altri sul mio sito.
Il suo testo sembra il modo migliore per raccontare lo scempio di umanità, vita e diritti avvenuto a Lampedusa.


Lettera a un bambino disperso in mare

di Nicola Bonazzi

Caro Ahmed, o Nura, o Ali
(scusa, io non so come ti chiamavi, ma mi piacerebbe chiamarti per nome, perché il nome potesse trarti dall’impassibile anonimato in cui ora ti trovi),
non è stato facile prendere la decisione di scriverti, di scrivere ora che tutto è accaduto, con il rischio che queste parole sembrino una tardiva effusione di sentimentalismo tirato a lucido, il lavacro di una coscienza comunque sempre sporca, il simbolo dell’inefficacia e dell’impotenza da cui noi (noi come persone, individui, non un’entità astratta che si chiami mondo, Europa o Italia), da cui noi non riusciamo a liberarci.

So che avevi 4 o 5 anni, che non sapevi molto delle cose che ti succedevano intorno, e so che, per quanto dura potesse essere la tua vita e quella dei tuoi genitori (se li avevi), o dei tuoi parenti, o di chi si prendeva cura di te, so che nonostante tutto questo sorridevi spesso, e avevi voglia di lanciare il tuo corpo pur gracile nelle strade della tua città o villaggio, alla ricerca di qualche avventura, di qualche gioco nuovo, di qualche divertimento disinteressato, magari correre per il solo gusto di correre, come fanno tutti i bambini.

Perdonami, la parola bambino mi fa commuovere: so che per voi piccoli i sentimenti sono contagiosi e non vorrei spegnere quel sorriso con cui mi piace immaginarti.
Ma voglio dirti perché mi fa commuovere: mi fa commuovere, quella parola, perché è piena di fragilità e di innocenza, mi fa commuovere perché mette in gioco tutta la cura di cui sono capace, mi fa commuovere perché non nasconde astuzie ingannevoli, malanimo, rancore, tutte cose che un bambino per fortuna non conosce, mi fa commuovere perché mi fa pensare a mia figlia, che ora ha quasi tre anni.

Credo di sapere che la tua vita non conosceva l’ipoteca del ricordo o la tensione, sempre a rischio di autoinganno, del domani: nessun passato, nessun futuro, solo un inguaribile presente, da cui lasciarsi sorprendere momento dopo momento.
Forse anche quando ti hanno detto che stavi per compiere un lungo viaggio per terra e poi per mare, avrai semplicemente annusato il gusto dell’avventura, niente più che sospetto di novità, rassicurato dalla presenza degli adulti, dei tuoi genitori: loro, i tuoi eroi quotidiani.
Ma qualcosa è andato storto e quello che poteva essere (che qualcuno, al posto tuo, immaginava fosse) il regalo di luminose giornate in un mondo nuovo, quel regalo è diventato un sudario di acque dove il tuo nome, che vorrei ora recuperare, si è perso insieme a quello di tanti altri.

E ora mi trovo a scriverti perché mi piacerebbe farti sapere alcune cose
Mi piacerebbe farti sapere che, se tu avessi percorso un cammino un po’ più lungo della tua troppo breve esistenza, avresti incontrato anche uomini migliori di quegli scafisti che vi hanno stipati come bestie da macello in un’imbarcazione scrostata e marcia, o dei marinai di quei tre pescherecci che hanno preferito voltarvi le spalle pur di non aver il disturbo di soccorrervi, o dei signori un po’ beceri e invasati che, sbagliando l’occasione prima ancora che il bersaglio, addossano bizzarre responsabilità a una ministra che a loro non piace perché ha la pelle nera.

E poi mi trovo a scriverti perché voglio chiederti scusa.
Lo so, so che ora è troppo facile, ora che tutto è già successo, e che invece bisognerebbe fare qualcosa prima, che bisognava fare qualcosa prima che questo succedesse.
Quello che si poteva fare, nel suo complesso, trascende le mie capacità e il mio impegno.
So pure che questo suona come una dichiarazione di resa, ma voglio essere totalmente sincero con te.
Quello che si poteva fare pertiene alle decisioni e all’impegno di un’attività umana chiamata politica, che tu non hai conosciuto (una troppo facile ironia mi farebbe dire “per fortuna”, ma è scorretto, perché esiste anche una politica che prova a impegnarsi a fondo nella soluzione dei problemi).

È, la politica, un’attività complessa, a volte incerta e contraddittoria, quanto incerti e contraddittori sono gli uomini.
Ed è per questo che, prima di attribuire qualunque responsabilità alla politica, ho voluto assumermi la responsabilità, individuale e tutta privata, di chiederti scusa.
Non cambia nulla, ma consideralo il fiore che porto alla tua memoria, alla memoria di Ahmed, Nura, Ali, o come ti chiamavi, alla memoria che di te deve restare, impalcabile e ostinata, nella nostra coscienza e nella nostra storia.

Gioca tra campi di alghe e rocce di corallo.
Nuota tra branchi di cefali e monta in sella a cavallucci marini.

Ti sorrido e ti abbraccio.

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