Dovrei essere fumo – Il Vecchio (e Orson Welles)

Nuova pillola da Dovrei essere fumo.
Cosa c'entra Harry Lime? E il Terzo Uomo?
E chi è il Vecchio?

«Dovresti andartene.»
Il Vecchio è seduto in poltrona, il telecomando fra le mani, la televisione spenta. «Dovresti lasciar perdere e andare via», dice.
Alberto annoda la cintura dell'accappatoio e si stende sul divano. La casa è in penombra, appena è tornato dall’allenamento si è infilato sotto la doccia, acqua calda e poi bollente per ammorbidire i muscoli e rallentare i pensieri. Occhi chiusi, dietro la cabina appannata e un vapore sottile che gli scorre addosso insieme all’acqua, un altro mondo, un rifugio sotto il mare.
Quando è uscito dal bagno, il Vecchio lo stava aspettando.
Sente i suoi occhi addosso, ora, li sente per quanto uno sguardo può appoggiarsi su un corpo e premere. Così rimane disteso, un cuscino sotto la testa, lo sguardo alla parete, la penombra che scivola sul muro, una foto di Orson Welles che viene da un vecchio film, il volto sornione di Harry Lime in controluce, affondato in un cappotto scuro. Accanto, un orologio di metallo, le lancette incollate al fulcro e i numeri che sembrano galleggiare nel nulla, alcuni più grandi, altri più piccoli. Una casa in bianco e nero come le fotografie sul muro, aggrappata a ricordi e possibilità.


 

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