Dal Porcellum al Prosciuttum?

legge-elettorale1Faccio quattro premesse.

1. Non amo le preferenze, ma non penso (mai) che i referendum siano Vangelo immutabile nei secoli.
Non mi interessa in nessun caso l'argomento dialettico per cui, circa vent'anni fa, il popolo sovrano ha deciso qualcosa.
2. Dire che il porcellum era una porcheria è quasi una ridondanza linguistica. Però non per forza quello che cancella una porcheria è acqua di fonte.
Un altro argomento dialettico che non mi interessa è quello che c'era prima era schifoso, quindi tanto vale. Oppure finalmente si cambia. Per paradosso, visto quello che ho appena pubblicato, dopo Weimar arrivò Hitler. Ripeto, prima che qualcuno si scateni, è un paradosso.
3. Ho sempre creduto e continuo a credere che chi vota debba avere un rapporto diretto con chi elegge e che per un Paese come il nostro, così frammentato, serva un doppio turno.
4. Questo post non è su Renzi, su Renzi e Berlusconi, sul PD o il PDL, di destra o di sinistra.

Detto questo provo a esercitare quello che credo sia un dovere di essere umano, un po' di spirito critico.

Una legge elettorale è un modello matematico e come tale non banalissimo da spiegare. La matematica, come sa bene chi la frequenta, nasconde insidie all'interno delle minuzie e consente, a volte, grossolani svarioni di calcolo, voluti o no.
Provo a spiegarmi, tenendo conto anche che il Professore (la Corte Costituzionale) ci ha raccontato cosa non funziona nel compito che abbiamo consegnato l'ultima volta e precisando che il dettaglio sulla proposta di riforma del PD lo trovate un po' dappertutto (Repubblica, Corriere)

1. C'è un premio di maggioranza. Se la coalizione che vince raggiunge almeno il 35% la si porta al 53%, al massimo un regalo del 18%.
La bacchetta della Consulta si era abbattuta sulla mancanza di una soglia minima per il premio e la proposta la definisce. Eppure, nella motivazione, la Corte aggiunge che il problema è che con una bassa percentuale di voti si ottiene una grande maggioranza e si distorce la rappresentanza. In questo caso, di fatto, non cambia nulla. Il 35%, con un'astensione (sottostimata) al 25%, è intorno al 25% degli aventi diritto. In fatto di rappresentanza poca roba.
Non mi aggrappo alla frammentazione, anzi, però non è un dettaglio.
Se non si arriva al 35%, scatta il doppio turno.

2. Dunque c'è un ballottaggio.
Si spareggia quindici giorni dopo. E c'è uno sbarramento, al 5% se il partito sta in una coalizione e all'8% se, con parecchio coraggio, se ne va da solo. E il ballottaggio è su base nazionale, non collegio per collegio. In sostanza si chiede di decidere fra la coalizione A e quella B.
Si dice che tutto questo mira a togliere il potere di veto dei piccoli partiti.
In realtà, mi pare, non fa che accrescerlo.

La soglia del 35%, oggi, è impossibile da ottenere senza una coalizione, ma non impossibile se coalizzati.
Faccio un esempio dal lato di B.
Forza Italia è intorno al 23%, Alfano dalle parti dell'8%, Fratelli d'Italia poco meno del 2%, la Lega al 3%. Arrotondando siamo al 36%. Lo stesso vale con un potenziale PD oltre il 30%. E' una conseguenza banale capire chi è decisivo e quanto il potere di ricatto resti dove è sempre rimasto.

Certo si può essere coraggiosi, andare da soli e aspettare il doppio turno. Ma se voi voste il segretario di un grande partito vi mettereste soli contro una colazione di 5 rischiando di andare fuori al primo turno o giochereste ad armi pari?
Lo sbarramento, come è evidente, non elimina il potere di veto, tanto nessuno andrà da solo, tutti si coalizzeranno. Il maggioritario ce lo ha insegnato.
Solo Grillo ha la forza di arrangiarsi, tutti gli altri saliranno su un carrozzone a scelta.

Si poteva evitare? Certo, in molti modi. Per esempio evitando l'assurdità di una soglia per il premio di maggioranza quando si prevede il doppio turno.
Se il 35% o anche il 40% si può raggiungere, il 50% di certo no.
E se doppio turno deve essere, che sia come in tutto il mondo, compreso in Italia per i sindaci, con la soglia della maggioranza del 50%.
Altrimenti che ballottaggio è?

E sul doppio turno si aggancia la questione delle liste.

3. Le liste sono piccole e bloccate. Questo significa che ogni partito presenterà in ogni circoscrizione elettorale (probabilmente le province) un listino di 5/6 candidati, fra cui non si potrà scegliere. Come col Porcellum. Ripeto, non mi attacco alle preferenze, le abbiamo abolite ricordando il voto di scambio, ma di fatto nemmeno qui puoi scegliere il tuo candidato, visto che tutti i partiti, PD compreso, sostenevano che fosse necessario.

In più il diavolo si annida nei dettagli. Là dove si decide per piccoli listini in piccole circoscrizioni, chi vince in quella circoscrizione è eletto. Qui, invece, no. Perché la ripartizione dei voti è su base nazionale e sono cazzi.

Faccio un esempio.
Se in una circoscrizione del nord il candidato della Lega prende il 60% e la Lega, a livello nazionale, non supera lo sbarramento, il candidato non è eletto. Un dettaglio? Mica tanto. In teoria dovrebbe attenuare il potere di veto di cui sopra, ma sarà difficile e di sicuro cancella il potere decisionale di chi vota nella circoscrizione. Questo al netto della scelta dell'elettore, che continuerà a trovarsi i paracadutati di sempre.
Il PD dice che farà le primarie, ma non esistono solo gli elettori del PD e se la legge non le impone, nessuno garantisce che si faranno sempre e comunque.

Si poteva fare meglio?

Guardiamo in Francia, dove esiste la questione del doppio turno.
In ogni collegio si presenta un candidato per partito. Se nessuno supera il 50% si va al ballottaggio fra tutti quelli che hanno raggiunto almeno il 12.5%. Quindi non un ballottaggio a due. Chi vince viene eletto. Come è andato il suo partito su base nazionale non conta nulla. Conta se quel candidato ha battuto gli altri. Potrebbe anche essere l'unico eletto in un partito che ha preso una percentuale da elenco del telefono.

Garantisce la stabilità?
In presenza di tre coalizioni così vicine, in teoria no. Nella pratica, però, sì. E' abbastanza scontato pensare che al secondo turno i candidati perdenti decidano di spostare i loro voti su uno dei due più grandi, specie in presenza di Grilo che non vuole allearsi con nessuno.

Penalizza M5S? Può essere.
Di sicuro però costringe a presentare gente credibile perché è quella che la gente voterà.

Cancella le coalizioni carrozzone? Ma le coalizioni si possono anche vietare, non sono un obbligo.
Permette di scegliere i propri candidati? Obbligando le primarie per legge di sicuro, ma anche senza costringe, a selezionarli bene perché è quella faccia che la gente voterà. Proprio quella, non il segretario di partito o il simbolo o lo spot. Quella faccia e a quella faccia chiederà conto.

Per questo la nuova legge elettorale non mi piace.
Perché non risolve nessuno dei problemi posti finora, sia dal maggioritario che dal Porcellum.
Non vorrei che, per cambiare in fretta, finissimo per trovarci un Prosciuttum.

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