Domani nella battaglia pensa a me

Questa è una storia di contraddizioni.

Non ho niente di personale contro Matteo Renzi. Lo critico da anni per un motivo molto banale, è venuto in casa mia e non mi rappresenta, non credo che abbia la cura che serve, non vediamo la società dallo stesso punto di vista, sono certo che la sua falsa innovazione sia la via maestra non solo della conservazione, ma del congelamento del vecchio con altri metodi.
Quando la Lega fece la sua battaglia contro la DC in Veneto e Lombardia, non voleva innovare, voleva solo quei posti di potere, per gestirli allo stesso modo.
Così, oggi, Renzi.

Capiamoci, politicamente non è un problema.
Rifondare il centro destra su basi diverse è addirittura un'operazione meritoria. Ognuno ha le sue idee, le porta avanti, cerca consenso come meglio crede, poi la gente vota e succede quello che succede.

Questa però, come dicevo, è la storia di una contraddizione.
E la contraddizione non è Renzi, che pur essendo molto prevedibile dice una cosa e cambia idea a convenienza, ma la storia di come è arrivato al posto in cui si trova, a costruire una battaglia quotidiana fatta di poco o niente, basandola su valori distanti non solo dal suo elettorato d'origine, ma dalla classe dirigente che lo sostiene e lo ha sostenuto.

Se per anni hai difeso i diritti degli ultimi, la guerra santa della destra contro i diritti di chi sta in fondo alla catena alimentare, se hai urlato di principi, di discriminazione, se hai fatto una carta dei valori in cui si parla di diritti civili, si critica (dopo averla avallata) la bestialità degli esodati, la giungla indecente di contratti a termine che ti consegna a decenni di precarietà, la presunta innovazione di un'imprenditoria che si trasforma in finanza dimenticando di produrre, un istante prima di spostare baracca e burattini da un'altra parte, come fai, ora, a sostenere quello che sostieni?
Perché il mondo cambia, ma i principi in cui credevi non cambiano.
Cambia la declinazione, si aggiornano ai tempi, ma non diventano un'altra cosa.
Perché se è così, allora i casi sono due: o sei un opportunista dei peggiori o hai sempre mentito.

Per questo in questa storia di contraddizione, la contraddizione è il PD.
Il partito delle primarie che non si sono mai fatte davvero e che, nella migliore delle ipotesi, sono servite a sostenere con un plebiscito una candidatura già decisa.

Il partito che voleva essere così aperto da diventare una creatura geneticamente modificata in cui si decide in direzione una linea e tutti si devono adeguare. E quella linea è una linea che senti difendere in pubblico da Sacconi e Formigoni, molto più onesti intellettualmente e coerenti di qualsiasi piddino che l'abbia votata.

Un partito respingente per molti dei suoi elettori e che vive nella contraddizione di non volersi rivelare per quello che è.
Una chimera composta, per esempio, da teste che pensano cose diversissime, da amministratori locali che cercano di coniugare a fatica una politica di sinistra e nello stesso tempo osannano il nuovo capo che va da un'altra parte o da nessuna parte fingendo di non vedere le contraddizioni. E di cui sono curioso di sentire gli strali se, con la prossima legge di stabilità, si taglieranno di nuovo le erogazioni agli enti.

Di politici che hanno gridato all'incostituzionalità del porcellum nei giorni in cui è stato varato, che hanno sostenuto e presentato proposte di legge sull'uninominale a doppio turno e oggi, con argomenti opposti, inneggiano all'italicum.
Che hanno sostenuto la magistratura contro B e oggi parlano di giustizia a orologeria.
Che hanno affrontato in dibattiti pubblici gli slogan dei berluschini e oggi ripetono a pappagallo l'ultimo tweet dell'ufficio comunicazione del capo.
Che hanno combattuto la destra e chiamano civiche liste con dentro lega e forza Italia.

Di teste pensanti che abbiamo sentito pontificare (giustamente!) per anni contro i centri di potere extraparlamentari in cui si decideva tutto e che oggi non trovano niente di strano nel fatto che ci si possa chiudere in una stanza con un referente degli altri e prendere accordi che diventano tavola della legge in un minuto secondo.

Di onorevoli, deputati, senatori, consiglieri comunali, cittadini, elettori che hanno protestato sui social, in piazza, sui giornali, in aula, in televisione, contro le leggi ad personam, contro la corruzione, la criminalità organizzata, l'attacco sistematico alla magistratura, l'evasione fiscale, l'occupazione del potere e che oggi non ricordano che basterebbe una legge di pochi comma per radere al suolo tutte le leggi fatte pro domo B.

Potrei andare avanti, ma sarebbe inutile.

L'obiezione più facile è che si tratta di un governo di emergenza, di transizione (durerà anni, questa transizione) e che ogni cosa va concordata con la destra.
Perfetto, ci sto, conosco la politica.

Però mi chiedo perché tutta questa furia ideologica (la visione del mondo è ideologia, non meniamo il can per l'aia) non la si impiega per reintrodurre il falso in bilancio, dare una legge elettorale che consenta di scegliere e non solo di subire, sbattere in faccia a una destra non solo minoritaria, ma potenzialmente trascurabile, tutte le battaglie giuste che si sono condotte per anni.

Mi chiedo perché, dopo i morti di Lampedusa, si è pensato di cambiare la Bossi Fini e oggi quella legge sia ancora legge dello Stato e non se ne discuta più.
Mi chiedo perché quel consenso, quel 41%, deve servire per annacquare, per esempio, l'autoriciclaggio e non per dare diritti a chi non ne ha.

Mi chiedo perché tutto questo pugno di ferro sul parlamento non può servire per diminuire il numero dei parlamentari e i relativi bonus, invece di approvare leggi delega prive di contenuti reali o cambiare verso , questo di sicuro, su molti dei punti forti della lotta di questi anni.

Mi chiedo perché, in ultimo, se si vuole mettere il sindacato di fronte alle sue contraddizioni, non si parla di una legge sulla rappresentanza che metterebbe in difficoltà la parte peggiore del sindacalismo, invece dell'ennesima crociata inutile e mediatica.

E in tutto questo mi chiedo perché le voci sono poche, silenziose, timide, perché dopo anni di balle sui ristoranti pieni, i conti in ordine, le cene eleganti, le riforme epocali, ci si è arresi senza combattere all'ennesima trovata pubblicitaria, a una nuova vecchia versione di una realtà parallela da romanzo di fantascienza di pessimo ordine.

Perché, in sintesi, si è sottoscritto senza se e senza ma che, alla fine dei giochi, aveva ragione B, la politica si fa così, la gente è come un bambino di 6 anni e nemmeno troppo intelligente.

La seconda obiezione è che esiste il 41%, una percentuale ormai mitica, che di volta in volta sostiene e giustifica quello che serve alla bisogna e su cui nessuno ha mai chiesto un voto nel merito.

A quel 41% oppongo un'altra percentuale simile, il 42%.
Sono gli astenuti alle europee e in mezzo a quegli astenuti ci sono molti elettori PD, ne conosco tanti, che per anni hanno fatto fatica sempre crescente a votarlo e che oggi non ce la fanno più. Gente che ha voglia di un'altra politica, per esempio.

E ne potrei aggiungere altri, di numeri.
I milioni di elettori, per esempio, che il PD ha perso alle politiche 2013 e di cui non si è più sentito parlare, perché nell'ansia (ideologica?) di rincorrere i delusi del centro destra si sono consegnati a Grillo e all'astensionismo tutti i delusi del centro sinistra. Tutte quelle persone che non hanno da secoli una rappresentanza, che non è per forza una cosa che mina la governabilità, nei Paesi in cui non c'è una legge elettorale schifosa.

Sono francamente stufo di sentire la vecchia classe dirigente, colpevole dell'avvento di Renzi per non aver saputo rinnovare nemmeno il colore della pareti, incollata a un mondo che non esiste più, responsabile della fine dell'unica occasione buona degli ultimi vent'anni, il primo governo Prodi, una classe dirigente il cui unico progetto politico è stata la costruzione di un contenitore da separati in casa che convogliasse consenso per poter dire a Berlusconi di essere il primo partito d'Italia, dimenticando che un partito è prima di tutto una comunità di valori e intenti che condivide una visione di mondo e di società.

Una classe dirigente oggi piena di gattopardi di se stessi, di opportunisti della prima e della seconda ora, sconfitta per aver smesso di credere in quello in cui ha sempre creduto, proprio nell'epoca storica in cui c'era più bisogno di continuare a farlo e per cui Matteo Renzi e il PD di oggi sono la nemesi perfetta.

Vuoi guardare al centro, vuoi guardare al centro destra?
Fallo, è lecito, non è illegale, non è una cosa di cui vergognarsi.
Fallo. E dillo.
Fai un'operazione verità, fai un'abiura, falla pubblicamente, l'hanno fatta in molti nei secoli, ammettere un errore non è così grave.
Dillo, aveva ragione la destra.
Dillo, vogliamo rifondare il centro destra, il consenso in uscita è lì, B è un sacco di voti che vogliamo svuotare e li stiamo adescando uno a uno, personalmente ne conosco almeno una ventina. Ce la state facendo.
È lecito, cazzo, è anche un cambio verso vero.
Non adescarmi con ottanta euro, ammettilo, almeno rappresenterai qualcuno, avrai un'identità, il processo avrà finalmente una strada, un fine, uno scopo.
Sarebbe un'operazione verità, un bel cambiamento nella politica di oggi.
Assumiti il rischio, sei coraggioso.
Finalmente, forse, usciremmo dall'impasse, il tappo sarà saltato, ognuno potrà fare la sua gara senza circonvoluzioni. E alla fine vinca il migliore.

Per questo il titolo del post.
Domani nella battaglia pensa a me.
A me che non ti posso più votare, a quelli come me che avresti dovuto rappresentare e che se ne sono andati.

Pensa a me e a quello che mi hai raccontato in tutto questo tempo, alle battaglie in cui mi hai coinvolto e che erano anche le mie, alle parole che abbiamo speso e in cui, io, a differenza di te, continuo a credere e che continuo a ripetere.

Pensa a me che vivo nel mondo reale, a tutte le volte in cui ti ho dato due euro per niente, alla mia TASI, al mio vicino esodato, alla mia partita IVA, al mio amico ricercatore senza assegno, alla mia amica con la lettera di dimissioni in bianco, al mio conoscente grillino per disperazione, al mio amico imprenditore schiacciato dai debiti che millanti di aver pagato e su cui gli hai chiesto di pagare le tasse, alla coppia che vive insieme tutta la vita e che non avrà diritti e chissenfrega se sono due uomini o due donne, alla pensione di mia madre non rivalutata, a me che di pensione non ne avrò una, a chi prende un minimo da fame e senza la caritas o un figlio o un aiuto mangerebbe il patè del gatto, a chi ha uno stipendio così basso che te ne sei fregato di dargli anche gli ottanta euro, a chi è stufo di bla, di chiacchiere, di promesse da marinaio e si allontana un metro di più per ogni panzana che pronunci.

Pensa a me, a chi hai sempre rappresentato e pensa che per ognuno come me potrebbe essercene uno da convincere, perché è questa la politica, cazzo, convincere gli altri che le tue idee sono buone, valide, praticabili e gli miglioreranno la vita.
Pensa a me, tu, che non so chi sei e nemmeno se esisti e potresti assomigliare a molte delle persone che fanno politica attiva e forse a nessuno.
Pensa a me perché questa è la battaglia e io e quelli come me hanno continuato a farla. Ma tu no, tu ti sei arreso, tu non ci sei.
E se mi sbaglio, oggi, domani, è il momento di dimostrarlo.
O, come nei migliori matrimoni, di smettere per sempre di starnazzare cazzate.

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