Di piazze, partecipazione e numeri


Allerta ai superficiali: questo non è un post sulla Lega. 

Ecco piazza Maggiore in preparazione per Salvini e Berlusconi. La prospettiva è un po' falsata, ma è evidente quanto sia stata ristretta. Stasera, ai telegiornali, la vedremo probabilmente piena, anche se la folla annunciata non è evidentemente attesa. Mi ricorda certi accorgimenti mediatici visti nei comizi a San Giovanni o una piazza Duomo di Berlusconi di anni fa o un comizio di Bersani a Torino, in cui incappai durante un salone del libro e che chiudeva, se non sbaglio, la campagna elettorale di Fassino. 

Le piazze enormi, simbolo di passate partecipazioni di massa, ristrette per sembrare stracolme e poter dichiarare dal palco o nei comunicati stampa: siamo in (mettete la cifra che volete, ma che sia grossa). Ai tempi dei primi V day, quelle piazze le riempiva Grillo, in un miscuglio di show e politica. Oggi anche il M5S utilizza, con capacità, gli stessi accorgimenti. 

Ecco, la partecipazione è finita. La partecipazione in senso novecentesco, le folle, non ci sono più.

Prendetela come una riflessione allo specchio fatta da uno che soffre a sentirsi non rappresentato e non elettore. Ma se la politica, anziché taroccare l'estetica si occupasse di chi resta a casa, forse ci potremmo davvero avviare verso il lato ascendente della retta, invece di ostinarci con caparbietà a scavare. 

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