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, 26 novembre 2015 3:03 pm

nuzzi-fittipaldi-600x300-2La vicenda di Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi (e dei loro libri, Via Crucis e Avarizia) sarebbe grottesca, se non fosse seria.
Eppure, oltre che seria, rivela alcuni aspetti su cui mi sorgono domande lubranescamente spontanee.

Due pezzi piuttosto interessanti (qui e qui) raccontano la realtà inquietante di quanto sta avvenendo in Vaticano. E del silenzio conseguente.

Partiamo da un punto fondamentale, il Vaticano è uno Stato straniero.
Non sempre ce ne accorgiamo, ma è così. Ha una sua giurisdizione, una sua magistratura e un suo re. Non è una battuta, il Vaticano è una monarchia assoluta, lo dichiarano nel loro sito ufficiale e non è una notizia segreta. A essere pignoli si dovrebbe dire che è una teocrazia, come l'Iran, ma non stiamo a guardare il capello.
Monarchia assoluta, per definizione, significa che il re, il Papa in questo caso, fa un po' quello che vuole.
Da quella monarchia assoluta sfuggono voci e copie di documenti. Alcune dell voci, addirittura, sono registrazioni proprio del Papa e immaginatevi che aria tira in Vaticano se qualcuno registra il Papa in riunioni riservate. La Spectre è roba da mammolette, in confronto.
Con quei documenti, due giornalisti scrivono due libri, fanno in pratica il loro mestiere.
Hanno una notizia, la divulgano dopo averla controllata.
Succede, come sappiamo, un bel casino. Se vi serve un riassunto della situazione fate una ricerchina su Google e divertitevi. Trovate di tutto, dall'attico di Bertone ai soldi del Bambin Gesù, fino al trivio da tv del pomeriggio. Uno spasso.

Il Vaticano si difende dalla fuga di notizie incarcerando chi le ha fatte uscire, annunciando che è tutta roba vecchia già emendata dalle riforme di Bergoglio e mandando a processo Nuzzi e Fittipaldi in circostanze da rendere Kafka un dilettante. Citazioni in giudizio senza i fatti precisi che sono addebitati, impossibilità a essere rappresentati dal proprio avvocato, legali di ufficio incontrati poche ore prima del procedimento, divieto di accedere agli atti del processo e contingentamento dei tempi. Entro l'otto dicembre, inizio del Giubileo, si fa tutto.
A quanto pare il problema è un articolo del codice penale nato sotto il papato di Francesco, che persegue chi rivela notizie o documenti riservati.
Per esempio, con questa logica, chi negli passati si fosse accorto dell'esistenza di Gladio.

Detto questo e premesso che non è stata messo in discussione la verità di quanto pubblicato, mi nascono alcune domande.
1. Visto che le notizie sono vere, il problema non sono forse quelle verità e i fatti che sono raccontati?
2. Visto che il Vaticano è una monarchia assoluta, non sarà mica che Bergoglio è d'accordo con questo processo?
3. Chi comanda davvero in Vaticano? O come comanda davvero chi comanda?
4. Perché l'Italia permette a uno Stato straniero che non aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali di mandare a processo con quelle modalità due cittadini italiani, due giornalisti senza dire una sola parola?

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