Dracarys, la fine di un’epoca?


Cominciamo dall’inizio.
Non è la mia tazza di the.
Anzi, credo che non sia la tazza di the di nessuno, ma non ci si poteva aspettare altro.
Un governo che nasce con il consenso di tutto il Parlamento tranne Fratelli d’Italia, scontenta per forza tutti. Ma questo non è il governo della politica.
È il governo di due persone, Mattarella e Draghi. La politica ha avuto il tempo di fare il suo governo e ora, attraverso questo governo, può avere il tempo di ricalibrarsi. Se ne avrà la forza.
Oggi, con il giuramento, comincia il processo che archivia il dopo tangentopoli e che potrebbe culminare alla fine del mandato di Mattarella con il passaggio di Draghi al Quirinale.
Un’epoca come questa non poteva che finire con un governo di tutti, un paracadute che attenuasse lo schianto.

Perché lo schianto c’è.
Eccome.
Dracarys, altro che.
La politica ne esce a pezzi, messa di fronte alla sua inadeguatezza, schiava della comunicazione e svuotata di ogni sostanza.
Basta guardare la differenza fra il livello della componente tecnica e politica. Livello che si vedrà ancora di più, quando i nuovi ministri diventeranno pubblici.
La parte economica è commissariata. È vero che c’è il ministero dello sviluppo economico, ma perde energia e industria avanzata e mi pare chiaro che decideranno tutto Franco, Cingolani e pure, in parte, Colao e Giovannini.

Oltre a Draghi.
Draghi è la novità assoluta e la più attesa.
Draghi che sarà non solo presidente del consiglio ma, oggettivamente, ministro degli esteri, dei rapporti con l’Europa e dell’economia e decisore ultimo. Con l’addio di Angela Merkel (e forse anche in sua presenza), diciamolo senza giri di parole, il capo del governo italiano è il politico più rappresentativo d’Europa, qualcuno che ha contribuito in maniera decisiva a resistere alla crisi economica e a cui tutta l’Unione europea deve più di qualcosa. In un mondo in cui le relazioni contano molto, peserà.

Poi c’è la politica.
Partiamo dal fatto che non ha senso ragionare su questo governo in termini di maggioranza politica. Non c’è una maggioranza politica. È plausibile pensare che molti provvedimenti passeranno con l’astensione di una delle due ali del governo. Diversamente è un governo destinato a restare immobile. E non lo sarà.

Da sinistra poteva andare peggio. Orlando al lavoro e Speranza alla salute, con l’aggiunta di Bianchi all’istruzione, perché uno che ha fatto l’assessore in Emilia Romagna è difficile definirlo neutro. Ci metto anche Giovannini, in un ruolo non marginale. E Patuanelli.

Con la nascita di questo governo muoiono i 5S per come li abbiamo conosciuti. Muoiono perché politicamente impossibilitati a sopravvivere, nati da un legittimo principio di protesta, vittime di un desiderio di autosufficienza utopistico e diventati cardine parlamentare di questa legislatura. La politica è prendere parte. Tenere insieme Fico e Di Battista e nello stesso tempo governare è una condanna inevitabile. Movimento, partito, strumento, vettore, destra, sinistra? È il tempo delle scelte. E poi c’è Conte.

La Lega entra nel governo con il terzo carpiato della sua vita, da separatista a nazionalista a europeista. A voler essere cattivi, un cambio di rotta che potrebbe aprire a un cambio di leadership. Da mesi la parte più estrema dell’elettorato leghista sta transitando a casa Meloni. È plausibile pensare che alla fine di questa esperienza di governo Luca Zaia sostituisca Salvini, utile per fare opposizione, utile per prendere voti in un certo momento e in un certo campo. Ma del tutto superfluo quando si tratta di governare. Soprattutto in prima persona.

Il PD sta già parlando di sostituzione di Zingaretti e credo che questo potrebbe bastare. Mi auguro, con l’occhio gentile di un ex elettore di molto tempo fa, che si muova per rappresentare con chiarezza un mondo che ha perso di vista da tempo e tenere insieme una larga parte dell’alleanza che ha sostenuto il Conte 2. PD, 5S, LEU mi sembrano una bozza possibile di centro sinistra per il tempo a venire.
Lo so, manca una sigla, ma non è casuale.
Il suo campo non è mai stato questo, mi auguro che venga tenuto ben lontano.

Per chiudere, una considerazione.
Questa vicenda nasce, come il peggiore dei gialli, con un omicidio fatto male. L’assassino uccide e se ne prende il merito, ottenendo alla fine un risultato molto più scarso di quello che avrebbe avuto in un Conte 3. L’obiettivo, però, dell’assassino e del mondo che lo ha usato (bastava leggere i giornali) e da cui si è fatto usare, era un cambio totale di sistema. La pandemia entra nella fase vaccinale, arrivano i soldi del recovery (con il contributo decisivo di Conte e Gualtieri), la casa scricchiolava, gli interessi si sono saldati.
Il sistema è cambiato.
Quale sarà il nuovo dipenderà, appunto, dalla capacità della politica di usare questo momento. Da uomo di sinistra e da anni orfano, mi auguro che nasca qualcosa di importante, realistico e coraggioso. Ne abbiamo bisogno da molto tempo.
Quello che mi pare certo è che nessun partito ne uscirà indenne.

Condividi

nessuna risposta

Iscriviti ai commenti con RSS o TrackBack a 'Dracarys, la fine di un’epoca?'.

Lascia una risposta


+ quattro = 10