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Numeri

Due considerazioni al volo nate da una curiosità personale.
Si parla sempre di percentuali di voto, di chi ha guadagnato e di chi ha perso, di cosa è cambiato e se si poteva capire prima, così mi sono tolto uno sfizio.
Sul sito del ministero dell’Interno c’è una meravigliosa sezione elettorale. Dentro si possono consultare tutti i risultati delle elezioni indietro fin che si vuole.
E ci sono i numeri, oltre che le percentuali.
I numeri mi sono sempre sembrati il modo più semplice per capire come sono andate davvero le elezioni.
Così, mi sono preso una mezz’ora e ho fatto qualche controllo a campione. L’esito è interessante.
Ho preso sette città in cui si è votato negli ultimi tre anni, per il comune o la provincia nelle scorse settimane, per la regione nel 2010 e, come tutti, per le europee nel 2009. E ho guardato i voti. Va bene, ammetto subito la prima obiezione. Sono tre elezioni non omogenee, ma almeno due riguardano un’amministrativa, quindi qualcosa potrebbe c’entrare. Dopo l’ammissione, però, faccio una domanda: esistono in comuni così grandi, elezioni che non siano anche politiche?
Abbandono il punto interrogativo e vengo ai voti. Quello che mi premeva era vedere che fine hanno fatto la Lega e il PDL, ma anche (e come se no?) il PD.

Il giochino porta a questi risultati.

1. Novara
Si è votato per il comune e ha vinto il centrosinistra.
La Lega, nel 2009 aveva preso 8.465 voti, sono diventati 9.746 nel 2010 e sono 9.430. Più o meno siamo lì.
Il PDL, nel 2009 ne aveva 18.668, nel 2010 11.389 (7.000 ca in meno) e oggi sono 13.812.
Il PD nel 2009 ne aveva 12.486, nel 2010 10.106 (-2000) e oggi 11.312.
Prima cosa strana: al primo turno a Novara il centrodestra aveva 10mila voti di vantaggio. Ha perso con 3mila voti di differenza. Anche mettendo insieme tutte le altre liste del primo turno, ci sono almeno duemila elettori di Silvio e soci che non sono tornati a votare.

2. Milano
Devo dirvi com’è andata?
La Lega nel 2009 aveva 73.060 voti, sono diventati 74.403 nel 2010 e sono 57.403. Ne mancano 17mila.
Il PDL nel 2009 ne aveva 231.249, sono diventati 174.896 nel 2010 (-60mila) e sono 171.222 (altri 3.700 in meno).
Sommati a quelli della Lega fanno quasi 21mila voti in meno in un anno. La differenza fra Pisapia e la Moratti al primo turno era di 24mila.
Il PD nel 2009 ne aveva 156.372, sono diventati 135.115 (-20mila) nel 2010, sono 170.551 (+35mila).
Siamo sicuri che a Milano abbia perso solo Berlusconi?

3. Treviso
Presidente della provincia di centrodestra eletto al primo turno, ma fermiamoci a Treviso città.
La Lega prendeva 9.624 voti nel 2009, erano 12.594 nel 2010 (quasi 3mila in più), sono 7.870 oggi, poco più della metà di un anno fa e quasi 2mila in meno del 2009.
Il PDL prendeva 11.297 voti nel 2009, sono diventati 6.422 nel 2010 (circa la metà) e sono 3.804 oggi, la metà dell’anno prima. In due anni diventano un quarto.
Il PD non si muove. 10.080 nel 2009, 8.586 (-2mila) l’anno dopo e 8.103 oggi.

4. Varese
Sindaco del centrodestra eletto al primo turno.
La Lega prendeva 9.400 voti nel 2009 e nel 2010. Oggi sono mille in meno, 8.535.
Il PDL ne aveva 13.726 nel 2009, diventati 11.730 nel 2010 (-2mila) e sono 8.672 oggi (-3mila).
Anche qui il PD non si muove, intorno ai 7mila voti dal 2009.

5. Torino
Fassino al primo turno.
La Lega ne aveva 41.317 nel 2009, diventati 36.610 nel 2010 (-5mila) e 27.451 (-9mila). Un terzo di voti in meno in due anni.
Il PDL ne prende 124.405 nel 2009, che diventano 78.755 nel 2010 (-50mila) e 73.197 oggi (altri 5 mila in meno).
Il PD parte da 130mila nel 2009, finisce a 90.768 l’anno dopo (-40mila) e ritorna ai suoi 138mila oggi.

6. Gallarate
Sindaco del centrosinistra eletto al ballottaggio, ma Lega da sola, senza Berlusconi. Un esperimento che il ministro Maroni aveva definito un ritorno al futuro. Ci guadagna? Pare proprio di no.
5.900 voti nel 2009, 5.875 l’anno dopo, 5.225 questa volta. Più o meno sono quelli.
In compenso ci rimette Silvio. 8.858 voti nel 2009, 8.000 l’anno dopo, 4.600 questa volta.
Il PD ne perde 500 all’anno.

Solo numeri, forse.
Certo se dopo queste cifre la tua risposta è, nell’ordine, prima questa, poi questa, significa che il prossimo intervento chirurgico devi programmarlo al timpano.
O che in matematica eri proprio un asino.

01 giugno 2011 3:12 pm
C’era una volta

Una settimana di cose che finiscono e di cose che cominciano. Ma soprattutto di cose che succedono.
Intanto, domenica si vota.
E anche se non tocca a me, visto che a Bologna abbiamo già dato, è evidente che se fossi a Milano voterei Pisapia e se fossi a Napoli voterei De Magistris.
Sono momenti in cui la faccia è meglio metterla.
Pensando alla campagna elettorale e a quello che accade intorno a noi, il fatto che mi sorprende di più è la qualità satirica dei fatti.
Prendete per esempio la seduta di SilvioB sulle poltrone imbiancate di Vespa.
Come al solito sprezzante del pericolo dichiara che in realtà ha preso le stesse preferenze della volta scorsa – e non la metà – perché i suoi elettori erano convinti che votando la Moratti avrebbero votato anche lui. Qualche istante di differenza e spiega quello che pensa della parte avversa, riuscendo in un capitombolo dialettico notevole, a insultare in pochissimo tempo tutto l’elettorato. Passi per i soliti comunisti, ma il suo, incapace addirittura di concedergli una preferenza è una sorpresa illuminante.
Nel dubbio, poi, visto che la gente aspetta novità, aggiunge il Corriere della Sera e La7 alla lista dei media nemici (e dimentica di citare Repubblica) e definisce De Magistris un demagogo che piace alle donne. E anche qui, tanto per non scontentare nessuno, riesce a dire tra le righe quello che pensa del genere femminile.
Poi prende l’aereo e va al G8 a lagnarsi della democrazia che presiede e che lo ha eletto e dei comunisti con il presidente degli Stati Uniti e della Russia. L’espressione di Medvedev che lo ascolta, vale più di ogni parola.
Nessuna novità, forse. Eppure la sensazione è che una, non di poco conto, ci sia.
Il Nostro comincia a sembrare vecchio. E non è una questione anagrafica – la Gelmini, per esempio, lo è altrettanto –, ma linguistica, comunicativa. Sa di stantio il modo in cui dice le cose, le parole che sceglie (“blocco mediatico terrificante”, “disinformazione”). Gli anni sono passati e SilvioB è rimasto indietro, ad aspettare che qualcosa succedesse o a inventare che sia successa. Per scoprire, alla fine, che le sue favole stanno passando di moda.

Chiudo con una piccola nota personale.
Quasi un anno fa, di questi giorni, stava per iniziare qualcosa a cui ho tenuto molto.
Duemiladieci è stata un’avventura (nel vero senso della parola) che rifarei domani.
Purtroppo quest’anno non si ripeterà.
Sono il primo a essere dispiaciuto e non è retorica. Non avrei voluto che succedesse.
Spero che ci si riveda, da qualche parte, prima o poi.
E grazie a chi c’è stato l’anno scorso. Sul palco , sotto e a sbrogliare i casini dietro le quinte.

27 maggio 2011 2:26 pm
Segnalazioni e speranze

In una giornata di soddisfazione elettorale e di speranza, un po’ di roba pescata in giro.

Comincio con chi parla di “Non voglio il silenzio”.
E quindi liberidiscrivere, il paradiso degli orchi (recensione e intervista) e Cooperazione (grazie Bet!).

Detto questo, veniamo alle cose serie.
Ieri non è stato un giorno come tutti gli altri, non è stata la fine e forse non è stato nemmeno l’inizio della fine.
Diciamo che è arrivato un avviso di sfratto. Ora possono capitare un sacco di cose.
Ci si può mettere d’accordo e rinnovare l’affitto, magari alzando e di molto il canone. Si può passare allo sfratto esecutivo, con tanto di ufficiale giudiziario. Si può anche decidere che per il momento va bene così e non procedere oltre.
Per quanto mi riguarda mi sono parecchio stancato dell’inquilino e mi auguro di poter aprire le finestre e dare aria al locale.
Comunque sia, non capiterà in un giorno, in due settimane e nemmeno in un turno di ballottaggio. E non capiterà se ci si accontenta di giornate come quella di ieri.

Nel frattempo, qualcosa che vale la pena leggere.
Aldo Giannuli, sul suo blog, prima delle elezioni. Un motivo in più per sperare nel ballottaggio di Milano.
Marco Bracconi, dopo le elezioni. Sulla sinistra, la lezione Pisapia e anche altro.
Sempre Bracconi, questa volta sui grillini, i loro voti e il rapporto con la politica. Assolutamente da non perdere i commenti, per il tono e il contenuto.
E l’ennesima puntata dell’indecente campagna di Striscia la notizia contro Lorella Zanardo. Loredana Lipperini, qui.

Stiamo su di morale, ma non esageriamo. Mi raccomando.

Maroni

Dice Roberto Maroni che nelle liste dei sindaci ci sono molti candidati impresentabili e che ci vorrebbe un intervento legislativo. Vero.
Speriamo che lo dica presto anche al ministro dell’Interno.

06 maggio 2011 4:05 pm
A modo mio (1)

Da marzo del 2009 alla fine del 2010 ho tenuto una rubrica di cinema sul Corriere della Sera di Bologna.
In realtà mi limitavo, in poche righe, a raccontare qualcosa intorno a un film.
Ora, per svariati motivi, quella rubrica è finita e un’altra ha preso il suo posto. Si chiama “A modo mio” – forse il titolo non è il più originale del mondo – e esce tutti i martedì.
Quello che trovate qui sotto è il primo numero.

Nel paese della bugia, la verità è una malattia. La frase di Gianni Rodari continua a tornarmi in mente, più o meno a proposito. L’ultima volta – a sproposito, lo dico subito – è successa in questi giorni, perdendo lo sguardo a caso sui manifesti elettorali per le elezioni amministrative. Li ho visti in varie città d’Italia, nelle ultime settimane e la cifra è sempre la stessa. Inquadrature enormi di visi più o meno sorridenti o rassicuranti, slogan che appartengono spesso alla stessa famiglia comunicativa e quasi nessun simbolo di partito. Come se non fosse importante, come se la politica dietro al voto di primavera non ci fosse o bisognasse nasconderla, trattata come un effetto collaterale indesiderato. Così, davanti L’ennesimo faccione, quella frase di Rodari che avevo scoperto per un motivo molto diverso, è ritornata a galla. E forse la verità non c’entra davvero, forse è la sensazione che il voto venga proposto come se fosse uno yogurt o un sapone per le mani – “mani pulite” sarebbe un ottimo brand – che mi regala questa strana sensazione di piazzismo. O, magari, un po’ di sana nostalgia per i tempi in cui le idee contavano o avrebbero dovuto contare qualcosa, per i manifesti elettorali in cui, al di là del nome, del sorriso, della fotogenia, dei colori e dei marchi, si riusciva a capire qualcosa di ciò che sarebbe successo a urne chiuse. Accontentarsi di votare uno sguardo o il lavoro di marketing più o meno ben fatto mi sembra una delle cifre della nostra distanza da tutto quello che ci riguarda e che, che lo vogliamo o no, finisce per incidere davvero sulla nostra vita.

Corriere della Sera di Bologna, martedì 12 aprile 2011

21 aprile 2011 9:09 pm
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