Capisco di essere uno strano tifoso di calcio.
Un milanista che ha avuto per anni l’abbonamento al Bologna, fatto per vedere Baggio e tenuto per Signori.
Un sacchiano integralista che sul calcio la pensava spesso come Rino Tommasi (il primo, secoli fa, a parlare di tempo effettivo), uno che dice che lo sport è anche spettacolo (e infatti sono felice che il Milan vinca, ma Allegri non è proprio roba che amo).
Uno che viene da uno sport come il tennis dove un tedesco ha potuto arbitrare una finale di Wimbledon in cui giocava un tedesco e dove le donne arbitrano gli uomini ai massimi livelli.
Uno sport che ha dovuto fare i conti con i limiti umani nell’arbitraggio.

Tutto questo pippone di preambolo per evitare il più possibile commenti a cane.
Ultima premessa: l’Inter è la squadra più forte e merita di vincere lo scudetto. Si gioca per arrivare secondi. Punto.
Detto questo, quello che è successo ieri sera in Inter Juve è oltre la decenza e lo dico malgrado la Juve non sia in cima alle mie simpatie.
Un giocatore che simula un fallo ed esulta in faccia all’avversario e all’arbitro che ha appena ingannato, oltre che un’espulsione indecente è una schifezza che non si può vedere a questi livelli. Ma che non mi sorprende. Ci sono diecimila telecamere a riprendere anche i pori dei giocatori, sappiamo bene chi simula e chi no.
Guardo in casa mia, Theo Hernandez era insopportabile. E a tutti ricordo che è esistito un signore come Diego Maradona che prendeva mazzate vere in un’epoca in cui la tutela degli attaccanti era molto diversa eppure faceva di tutto per restare in piedi.

Uno schifo, lo ripeto. Ma non mi meraviglia. Perché succede sempre. Ogni domenica, ogni partita.
Avete presente la reazione del pubblico in Premier Ligue quando qualcuno finge un malore per un minimo contatto?
Ecco, qui no.
E vale per tutte le squadre, ogni squadra ha il suo Bastoni, il suo Barella, il suo Theo. E i campioni sono l’esempio per i ragazzi, per i bambini.
Oggi sento Rocchi dire che l’arbitro è il primo a essere stato ingannato. Vero.
E se ne mettessimo due? Se pensassimo a un uso migliore del VAR? Qualcosa che non sia determinare un fuorigioco perché un giocatore ha le unghie lunghe o decidere che un difensore deve amputarsi le mani?
E se squalificassimo per mesi chi si comporta così? Se Bastoni – e i Bastoni – non andassero in nazionale?
Se cominciassimo a dire che può capitare, per dire, che uno subisca un fallo e contemporaneamente simuli e che entrambe le cose vanno sanzionate?
E se cominciassimo a ragionare nel merito, invece di fare i conti di quanti favori ha avuto o non ha avuto l’Inter?
Perché, diciamolo, con rare eccezioni (Collina, ad esempio, era un’altra roba) le grandi squadre o i grandi giocatori, hanno sempre avuto un occhio di riguardo.
A Baresi e Maldini venivano concesse libertà diverse. Se Baggio starnutiva in area era rigore. Quando la Juve dominava, lo sguardo ero diverso.
Non c’è nulla che abbia una popolarità come il calcio e, allo stesso tempo, non c’è nulla che sia così difficile da riformare negli aspetti che contano.
Chissà che le due cose non siano legate.