Ci riprendiamo quello che è nostro, ha detto in sintesi l’uomo della casa bianca, ignaro di citare una serie tv sulla camorra.
La presidente ad interim del Venezuela resterà al suo posto solo se farà la cosa giusta, ha detto. Altrimenti le andrà peggio che a Maduro. Che a me sembra una chiara minaccia di morte. Altri capi di Stato devono guardarsi le spalle e della Groenlandia abbiamo bisogno.
Le parole del presidente degli Stati Uniti sono la sintesi perfetta del metodo mafioso in versione hollywoodiana applicato al (fu) diritto internazionale. Io faccio le regole e le cambio quando voglio e per chi voglio. La coerenza non importa, la razionalità non serve, se lo dico io è vero, chi mi contraddice è un nemico e mente, reinvento la matematica, il diritto, la politica, tutto quello che mi passa per la testa. E se voglio qualcosa me la prendo. Con ogni mezzo necessario.

Le donne? Carine.
I poveri? Cazzo vogliono?
Se poi hanno anche la pelle scura peggio per loro.
Perché, diciamolo fino in fondo, questa storia è l’arbitrio dell’uomo bianco ricco, che riconosce e tutela i suoi simili e butta a mare tutti gli altri.
È un modello culturale oltre che politico.

Se questo fosse un film, arriverebbe Gerard Butler o Tom Cruise o una delle reincarnazione di James Bond e il mondo tornerebbe a sorridere.
Ma questo non è un film, è la realtà che gli elettori degli Stati Uniti hanno scelto per il loro mondo e per tutti gli altri, con la stessa disinvoltura con cui il corpo elettorale nella storia passata e nel presente preferisce chiunque sappia accarezzare con sapienza la rabbia, la paura e i borborigmi delle peggiori pance.
Quando si tira fuori dal cassetto della storia una roba vecchia di 200 anni come la dottrina Monroe, si sta parlando di nuovo di sfere d’influenza e non vedo con quale potere negoziale un colonialista del 2026 come The Donald (nome che preferisco quando si riferisce a un papero) può guardare Putin e dirgli che deve lasciar stare l’Ucraina o qualsiasi proposito di riprendere terre confinanti.
Se il petrolio del Venezuela è a stelle e strisce, allora al Cremlino possono dire che l’Ucraina è Russia o, poco più in là, che Israele non se ne andrà da Gaza.
Mai.

Nel mezzo, in teoria, ci sarebbe l’Europa che anche stavolta non ha perso occasione per fingersi morta, richiamando un diritto internazionale che Trump considera carta igienica di bassa qualità e con la nostra premier che legittima esplicitamente l’azione definendola, con un certo sprezzo della logica, difensiva.
Forse, da questo lato dell’oceano, converrebbe di più prendere atto che il pennuto arancione non è solo il nonno rincoglionito che allunga le mani sulle cameriere e racconta stronzate alla cena di Natale. Ma uno che quando parla di Groenlandia sta minacciando senza mezzi termini un territorio dell’UE e della NATO.
Uno scenario da film distopico, appunto.
Solo che non finisce in due o tre ore e, temo, non finisce bene.
Nota finale: commenti tipo “si, ma Maduro” non sono accettati. Vi sembrerà incredibile, ma è possibile avere contemporaneamente un’opinione molto negativa su Maduro e sull’azione di Trump. Vediamo di non perdere il pollice opponibile.