Partiamo dal nucleo, così evitiamo fraintendimenti.
Il linciaggio del poliziotto a Torino è una vergogna criminale, vigliacca e fascista che non si può giustificare in nessun modo.
Non è un atto politico, è barbarie, delinquenza.
Perché è questo che si dovrebbe considerare la violenza, da qualsiasi parte arrivi.
Ma chi manifesta non è chi mette a ferro e fuoco una città, ha il legittimo diritto a dire la sua, in pace.
Sostenere il diritto a manifestare significa essere contrari a questo teppismo pronto a sfruttare ogni occasione per la sua dose di guerriglia urbana.
Dopo lo schifo di ieri ho letto molte parole indignate da parte dei sostenitori di legge e ordine.
Parole che, per dire, avrei voluto leggere anche sui fatti di Minneapolis (che c’entrano con noi, eccome) o quando una divisa è andata oltre il legittimo uso della forza e magari ci è scappato il morto o il ferito grave.
Perché chi ha pestato a sangue Stefano Cucchi, per dire, merita la stessa indignazione che leggo oggi e la stessa condanna, penale. Si può dire, non è reato, non sembrate meno machi, meno fighi o meno maschi, soprattutto quando si ricoprono ruoli pubblici.
Smettiamola di strumentalizzare qualsiasi cosa, di semplificare qualsiasi cosa.
Non è il VAR, cazzo, è il mondo reale.
Questa melma non se ne andrà a colpi di decreti sicurezza, serve solo a farvi applaudire da folle festanti.
E lo sapete bene.
E sostenere che sia lecito aggredire un uomo che sta facendo il suo lavoro non vi renderà più rivoluzionari.
Anzi, fa uno strepitoso regalo a chiunque voglia reprimere ogni voce contraria.


