Vorrei tentare, in più di un post, di fare un ragionamento complesso. E’ gradita la partecipazione.
E anche se parte da un giochino tutto mio, avrà molto a che fare con quello che sta succedendo, che vediamo succedere tutti i giorni.
Il nuovo che avanza e a cui in molti tentano di dare un’etichetta.
Da qualche tempo conduco uno strano esperimento, che si lega in maniera inaspettata a una mia vecchia passione.
I quiz.
Lo confesso, mi piacciono. Da bambino avevo le scatole di tutti i giochi di Mike Bongiorno e ricordo pomeriggi di lotte fratricide con i compagni di scuola.
Oggi, le domande di un tempo non vanno più di moda. La tendenza è il quiz per tutti, quello con la domanda a pochi centimetri dal suolo, dove la competenza non serve e basta, il più delle volte, una briciola di sano buon senso e un minimo di ragionamento.
Non ne vedo tanti, spesso è un’occhiata distratta che, con il crescere dell’esperimento, si è trasformata in attenzione mirata, per quei pochi minuti necessari a scoprire ciò che serve.
L’esperimento si applica a due sezioni precise di due quiz televisivi.
Il primo è L’eredità. A un certo punto del gioco i concorrenti devono indovinare in quale data si è verificato un fatto storico. Per aiutarli, vengono fornite quattro possibilità, un anno intorno alla seconda guerra mondiale, uno negli anni sessanta, uno nei settanta/ottanta e uno fra i novanta e i giorni nostri. La domanda stessa è quasi sempre utile a trovare la risposta. Si ascoltano amene questioni sull’anno in cui, per decreto del Re, è accaduta la tal cosa. O si deve decidere in quale anno si è verificato un avvenimento successo pochi anni dopo la nascita della Nazioni Unite.
Un po’ di ragionamento, un filo di buon senso, una (anche molto vaga) conoscenza dell’universo-mondo.
I risultati, però, sono agghiaccianti e lo sono per alcuni motivi, anche dando per scontata l’emozione, la telecamera, il panico, la presenza in uno studio televisivo.
Nel corso dell’ultimo anno ho sentito dire che:

  • i funerali di Lenin si sono svolti nel 1977
  • nel 1960, nel 1972 e nel 1989, in Italia comandava il Re
  • John Kennedy è morto nel 1980
  • il primo telecomando senza fili è del 1994
  • nel 1985 il presidente della Repubblica italiana era Saragat, quello francese De Gaulle
  • Ambrogio Fogar è un famoso esploratore, le cui imprese datano 1949
  • Gandhi è stato ucciso nel 1985
  • la Democrazia Cristiana si è sciolta nel 1977. Forse, però, era il 1956
  • Lucio Battisti è morto nel 1971. Forse, però, era il 1959
  • le olimpiadi di Roma si sono svolte nel 1980, lo stesso anno in cui il Papa era Giovanni XXIII, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e in America Nixon e Kennedy si contendevano la presidenza
  • Oscar Luigi Scalfaro era presidente della Repubblica nel 1965 o, forse, nel 1983. Gli stessi anni in cui Lamberto Dini era presidente del Consiglio.
  • nel 1995 Humphrey Bogart non aveva ancora girato Casablanca e l’anno prima, nel 1994, l’Oscar era andato a Sciuscià.

Fa ridere, vero? Bene. Ora provate a pensarci seriamente. E mentre ci riflettete su, pensate che sono soltanto alcune risposte. E che il campione dell’esperimento si svolge soltanto la domenica sera e, raramente, durante la settimana.
A volte il conduttore non riesce a trattenere lo stupore, è troppo perfino per lui. Prova a obiettare qualcosa, tenta una spiegazione. La risposta che ottiene più spesso è sono giovane. Il problema è che questi giovani – e non sono sempre giovani – che rispondono così, non hanno sedici anni, non sono in attesa della licenza elementare, ma, quasi sempre, hanno agganciato la trentina o si avvicinano ad agganciarla. E qualche istante prima si sono vantati di lauree più o meno brevi e voti prossimi allo straordinario.
E’ vero, il campione non ha valenza statistica, chi si iscrive a un quiz televisivo non rappresenta questo Paese e la maggioranza dei ragazzi sotto i trenta non è così, ma a me fa paura lo stesso. Una paura figlia dello stesso terrore con cui ho sentito dire che il nubilato è un titolo nobiliare e, a un talk show politico, una precaria definire se stessa bilaureata, un’altra dire “sono laureata in lingue, ma quella che predileggo…”.
Ogni volta che segno una nuova perla – circa un paio a settimana – mi sento in colpa. Sto generalizzando, banalizzando, traendo conclusioni affrettate.
Lo penso, per qualche minuto. Poi, però, non ne sono per nulla sicuro.
La seconda parte dell’esperimento è nata per caso e, se è possibile, è ancora più agghiacciante.
Il gioco in questione si svolge il sabato, poco prima di pranzo. Al concorrente viene mostrata la foto di un personaggio famoso e lui deve indovinare il nome. La gara è fra due concorrenti, uno per volta. Vince chi ne indovina di più. Se il concorrente sbaglia, il conduttore rivela il nome del personaggio e il gioco riparte dall’inizio. Al secondo giro, sbagliare è praticamente impossibile. Se, per caso, non hai riconosciuto la faccia, ti dicono il nome e basta ripeterlo.
Facile? Chissà.
Non sono stati riconosciuti (fra gli altri):
Riccardo Cocciante, Fausto Coppi (3 volte di fila), Francesco Facchinetti, Monica Vitti, Carmen Consoli, Riccardo Muti (2 volte), Tom Cruise, Francesco De Gregori, Raz Degan, Franco Battiato (2 volte), Gennaro Gattuso, Barbara d’Urso, Angela Merkel, Luca Argentero, Hillary Clinton, Mara Venier, Francesco Renga, Robert Redford (2 volte), Ilaria d’Amico, Robert de Niro (2 volte).
Potrei andare avanti ancora per molte righe.
Vi dico solo che fra gli illustri sconosciuti ci sono Michelle Obama, Michelle Hunziker, Laura Chiatti, Raoul Bova, Enrico Ruggeri.
E Anna Magnani. Quattro volte di fila.
Perché tutto questo?
Perché mi chiedo in che modo stiamo vivendo. In che mondo viva una persona che crede che Ciampi era presidente nel 1980, che non riconosce la moglie del presidente degli Stati Uniti, che pensa che in Italia, negli anni Settanta o negli anni Ottanta, c’era il Re, che inquadra il mondo con i punti di riferimento che ho citato, che è bilaureata e predilegge una lingua.
Si tratta di nozionismo? No, solo di banale conoscenza del mondo in cui vivi. Non ho mai guardato una trasmissione di Barbara D’Urso, per esempio. Ma so chi è.
Sono domande idiote? Forse.
O forse sono il segnale che abbiamo perso prima di tentare.
Fatichiamo a esprimere un pensiero complesso, non siamo capaci di applicare un ragionamento alle scarse conoscenze che possediamo, scambiamo il titolo di studio con la conoscenza, confondiamo giovinezza con giovanilismo, abbiamo smesso di vergognarci di quello che non sappiamo, una delle molle più forti all’apprendimento.
Quando, fra qualche tempo, ci fermeremo a pensare qual è stato il lascito degli anni che stanno finendo, potremmo scoprire che non abbiamo più una briciola di buon senso, siamo riusciti nella non facile impresa di involverci, non sappiamo più mettere l’acca quando serve coniugare il verbo avere e dobbiamo preoccuparci di nuovo dell’analfabetismo.
La superficialità e il populismo con cui affrontiamo da troppo tempo la realtà non passano senza lasciare traccia.
E non è più una questione di colpe, solo di pura sopravvivenza.